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Le mascherine funzionicchiano?

I danni che possono produrre le mascherine sono reali.

2.168 studi sugli effetti avversi delle mascherine.

Abstract

La summa sintesi sulla questione delle mascherine ci viene offerta dalla Giurisprudenza, la quale, prendendo atto dello stato della scienza sul punto, smonta in poche righe gli obblighi statuiti dal Governo e le crociate mediatiche dei massmedia sul punto, e segnatamente: “Non è provato, non essendosi formato al riguardo un sia pur minimo consenso nella comunità scientifica che l’utilizzo delle mascherine contribuisca alla prevenzione del contagio da Sarscov2, l’incertezza scientifica sull’efficacia dei fini di prevenzione del contagio nell’uso della mascherina in comunità è un dato che risulta palese da una valutazione epistemologica che può essere condotta da questo giudice anche solo con un ragionamento logico induttivo, senza quindi la necessità di un contributo peritale” (Trib.Mil. Napoli, sent. 27 aprile 2023)

Cosa dicono gli studi scientifici degli ultimi 50 anni sul punto

La scienza studia da lungo tempo la questione (i primi studi si ravvisano a far data dal 1975), e si contano almeno 2.168 studi sugli effetti avversi delle mascherine che, a loro volta, hanno prodotto 54 pubblicazioni per la sintesi e 37 studi per la meta-analisi.

Le mascherine hanno sempre costituito una misura obbligatoria di autoprotezione e di protezione di terzi per il personale medico, fondata sul presupposto dell’efficacia delle mascherine nel ridurre la trasmissione di agenti patogeni, in particolare batteri (tuttavia, i batteri sono circa 13 – 20 volte più grandi dei Virus ed è, quindi, più facile bloccarli1). Quindi, anche prima della pandemia Covid l’efficacia della barriera virale delle mascherine (tanto decantata dai mass media) in tutti gli ambienti sanitari era quantomeno discutibile (per non dire inesistente).

  • Ma vediamo in dettaglio cosa dicono gli studi scientifici degli ultimi 50 anni sul punto:

I dati iniziarono ad accumularsi nel 1975, e forse anche prima, secondo cui le maschere chirurgiche potrebbero non essere efficaci. Già nel 1975 una importante ricerca, pubblicata su (PubMed2) concluse che l’uso di una maschera chirurgica non ha avuto alcun effetto sulla contaminazione ambientale complessiva della sala operatoria e probabilmente funzionasoloper reindirizzare l’effetto proiettile di parlare e respirare.“, così come in una successiva ricerca3 del 1989 i ricercatori riscontrarono che “Non sono state riscontrate infezioni in nessun paziente, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato un cappuccio o una maschera. Pertanto, non abbiamo trovato prove che cuffie o maschere debbano essere indossati durante il cateterismo cardiaco percutaneo.

Ed ancora,

È stato pubblicato uno studio4 del 1991 in cui un’équipe chirurgica generale non ha indossato maschere durante la metà degli interventi chirurgici per un periodo di due anni così, dati alla mano, si è evinto che ci sono stati meno contagi quando l’équipe chirurgica non indossava la mascherina. Ciò posto, lo studio ha così concluso: “Non è mai stato dimostrato che indossare maschere chirurgiche riduce le infezioni delle ferite postoperatorie. Al contrario, una diminuzione del 50% è stata segnalata dopo aver omesso le maschere facciali. … Questi risultati indicano che l’uso di maschere facciali potrebbe essere riconsiderato. Le maschere possono essere utilizzate per proteggere il team operativo da gocce di sangue infetto e da infezioni aeree, ma non è stato dimostrato che proteggano il paziente operato da un team operativo sano.”.

E’ importante rilevare come, sul punto, uno studio5 del 2009 abbia effettuato una revisione sistematica della letteratura e analisi di tutti gli studi disponibili (studi randomizzati controllati) riguardanti l’uso di maschere facciali chirurgiche in interventi chirurgici elettivi ed ha sostanzialmente concluso in conformità agli studi precedenti e segnatamente: “ Non è stata osservata alcuna differenza di significatività nell’incidenza dell’infezione postoperatoria della ferita tra il gruppo maschere e i gruppi operati senza maschere … Non c’è stato alcun aumento del tasso di infezione nel 1980, quando le maschere sono state scartate.In effetti c’è stata una significativa diminuzione del tasso di infezioneCONCLUSIONE Dagli studi randomizzati limitati non è ancora chiaro se indossare maschere chirurgiche danneggia o avvantaggia i pazienti sottoposti a chirurgia elettiva.”.

Così pure, nel 2015, un’altra revisione della letteratura6 ha messo in guardia sulla mancanza generale di prove sostanziali a sostegno delle affermazioni secondo cui le maschere facciali proteggono i pazienti o i chirurghi dalla contaminazione infettiva. Sempre nel 2015, ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud hanno dimostrato7 che “L’infezione respiratoria è molto più alta tra gli operatori sanitari che indossano maschere di stoffa rispetto alle maschere mediche. Le maschere di stoffa non dovrebbero essere utilizzate dai lavoratori in qualsiasi ambiente sanitario.”

Arrivando ai giorni nostri, con la pandemia del 2020, molti scienziati e Governi hanno iniziato a credere che l’uso delle mascherine potesse anche fornire protezione contro la trasmissione virale, sebbene le prove scientifiche dell’efficacia di questa misura non possono dirsi raggiunte.

In conclusione, la mascherina è una efficace barriera contro il virus o funzionicchia ?

Gli effetti collaterali delle mascherine devono essere valutati ponderando il rapporto rischi-benefici rispetto alle prove disponibili della loro efficacia contro la trasmissione virale. Allo stato attuale della scienza e della tecnica non è provato che le mascherine possano porre una efficace barriera contro i virus, quindi, in assenza di forti prove empiriche di efficacia, l’uso della maschera non dovrebbe essere obbligatorio e tanto meno imposto dalla legge.

Il tutto deve sommarsi al fatto che, studi recenti su SARS-CoV-2 hanno mostrato come tale virus abbia un’infettività significativamente inferiore rispetto a quanto inizialmente creduto, così come è stato appurato che il virus abbia una mortalità significativamente inferiore rispetto a quanto precedentemente ipotizzato (poiché si potrebbe calcolare che la mediana corretta il tasso di mortalità per infezione (IFR) è stato dello 0,10% in località con un tasso di mortalità della popolazione globale per COVID-19 inferiore alla media). In questo contesto all’inizio di ottobre 2020, l’OMS ha anche annunciato pubblicamente che le proiezioni mostrano che il COVID-19 sarebbe stato fatale per circa lo 0,14% di coloro che si fossero ammalati (dati non distanti a quelli di una influenza endemica, 0,10%) ancora una volta una cifra molto inferiore al previsto. Mentre, dall’altro lato, la maggiornaza degli studi scientifici (alcuni dei quali molto accreditati) hanno evidenziato come gli effetti collaterali delle mascherine siano clinicamente rilevanti.

Sul punto, uno studio ha dimostrato che le mascherine non proteggono ma, piuttosto, aumentano il rischio di ammalarsisi, studio, il cui titolo è già di per se esplicativo “Un meccanismo attraverso il quale le mascherine contribuiscono al tasso di mortalità dei casi di COVID-19”8.

Questo studio ha mirato a determinare se l’uso obbligatorio della maschera avesse influenzato il tasso di mortalità in Kansas, USA, tra il 1 agosto e il 15 ottobre 2020.

Lo studio ha così concluso:

– “Un’analisi di parallelizzazione basata su dati a livello di contea ha mostrato che in Kansas, le contee con obbligo di maschera avevano tassi di mortalità significativamente più alti rispetto alle contee senza obbligo di maschera”;

– “Questi risultati suggeriscono che l’uso della maschera potrebbe rappresentare una minaccia ancora sconosciuta per l’utente invece di proteggerlo, rendendo l’obbligo della maschera un intervento epidemiologico discutibile.”;

Danni da Mascherina

I ricercatori hanno misurato una solida relazione con gli effetti avversi della diminuzione della saturazione di ossigeno nel sangue, nella ventilazione e dell’aumento simultaneo dei livelli di anidride carbonica (CO2), frequenza cardiaca, umidità e pressione sanguigna sistolica.

I sintomi clinici includevano mal di testa, affaticamento, mancanza di respiro e vertigini. Si noti come alti livelli di CO2 riducono il pH del sangue e possono essere associati al ripiegamento errato delle proteine e alle interazioni alterate con gli acidi nucleici, che si ipotizza possano portare a diabete, osteoporosi, cancro e disturbi neurologici.

L’omeostasi del corpo dipende, tra gli altri, dall’equilibrio della CO2 e l’ossigeno. Quando i livelli di CO2 sono troppo elevati, ciò può essere indice di altre condizioni mediche sottostanti, come insufficienza renale, malattie polmonari e sindrome di Cushing.

Un importante studio9 ha rilevato come l’eccesso di CO2 riduce il pH del sangue, che può essere associato al ripiegamento errato delle proteine e all’alterata interazione con acidi nucleici, metalli e farmaci. Si ipotizza che la presentazione clinica degli effetti sistemici includa diabete, osteoporosi, cancro e disturbi neurologici, lo studio ha concluso ritenendo che “L’esposizione cronica a CO2 elevata pone rischi per la salute umana che sono troppo gravi per essere ignorati” e si impongono, quindi, ulteriori studi approfonditi per comprenderne in dettaglio i danni.

Oltre ai pericoli derivanti dagli elevati livelli di CO2 e alle conseguenze fisiologiche, le mascherine comportano anche altri pericoli. Ad esempio, uno studio su mascherine chirurgiche e di cotone effettuate da 13 volontari sani ha dimostrato che il 43% dei batteri presenti sulle mascherine dopo quattro ore era resistente agli antibiotici.

Per pulire al meglio queste maschere, lo studio ha rilevato che devono essere bollite a 100° C (212° F), lavate a 60° C (140° F) con detersivo o stirate con un ferro da stiro a vapore. Tuttavia, un sondaggio su larga scala condotto su quasi 25.000 partecipanti ha rivelato che solo il 21% degli intervistati puliva quotidianamente le proprie mascherine di cotone.

Gli studi hanno anche isolato sintomi che collettivamente sono stati identificati come sindrome da esaurimento indotto dalla maschera (MIES). I ricercatori hanno avvertito che i bambini, le donne incinte e coloro che sono malati o soffrono di determinate condizioni croniche possono essere particolarmente a rischio a causa del mascheramento prolungato.

Il gruppo di sintomi identificati come MIES comprende esaurimento, aumento della frequenza cardiaca, diminuzione della saturazione di ossigeno nel sangue con aumento di CO2 nel sangue, aumento della resistenza respiratoria, mal di testa, vertigini e diminuzione della percezione di empatia.

La succitata sintomatologia si può andare a sovrapporre a quella del “Long Covid”, dal che il fatto che diversi sintomi correlati alla maschera potrebbero essere stati interpretati erroneamente come sintomi lunghi del COVID-19 sflasando ed ingigantendo così i dati epidemiologici.

A presicndere da ciò, varrà rilevare come la MIES contrasti con la definizione di salute dell’OMS e ciò incide sulle prescrizioni dell’uso delle mascherine.

In conclusione i ricercatori hanno notato: “… la difesa della maschera per un periodo prolungato rimane prevalentemente teorica…”.

Un’altro rischio è associato all’inalazione di particelle di plastica e nanoparticelle di biossido di titanio. In un importante studio (pubblicato nel 1998 su PubMed10) sul cancro ai polmoni, i ricercatori hanno trovato microplastiche nel tessuto polmonare, comprese plastiche e fibre identificate in 99 dei 114 campioni polmonari esaminati concludendo che “Queste fibre cellulosiche e plastiche bioresistenti e biopersistenti sono agenti candidati che contribuiscono al rischio di cancro ai polmoni.”. Un team di scienziati della Hull York Medical School ha esaminato il tessuto polmonare umano in 13 pazienti sottoposti a intervento chirurgico ai polmoni e ha trovato 39 pezzi in 11 campioni di tessuto. I tipi più abbondanti di microplastiche erano il polipropilene (PP) e il polietilene tereftalato (PET). Questa scoperta11 indica l’uso onnipresente di maschere chirurgiche poiché il PP è il componente plastico più comunemente utilizzato in esse12. In questo contesto l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica il biossido di titanio come cancerogeno del gruppo 2B, il che significa che è “possibilmente cancerogeno per l’uomo” per inalazione13.

Così pure, lo stato della California14 include il biossido di titanio sotto forma di particelle sospese nell’aria nell’elenco della Proposition 6515.

Uno studio16 di Scientific Reports ha affermato: “Sebbene il biossido di titanio (TiO2) sia un sospetto cancerogeno per l’uomo se inalato, sono state rilevate particelle (nano) di TiO2 di grado fibra nelle fibre tessili sintetiche delle maschere facciali destinate al grande pubblico”…La massa stimata di TiO2 sulla superficie della fibra variava da 17 a 4394 µg e superava sistematicamente il livello di esposizione accettabile a TiO2 per inalazione (3,6 µg)”.

Nonostante questi fatti, il composto è comunemente usato nei tessuti per maschere facciali.

Le conseguenze a lungo termine sono sconosciute

Sebbene i ricercatori abbiano notato che l’esposizione a breve termine a livelli elevati di CO2 nel sangue potrebbe non innescare “effetti tossicologici”, tuttavia l’uso a breve termine è stato definito come di 15 minuti. Mentre, gli effetti a lungo termine non sono stati misurati. Sul punto, uno studio17 pubblicato all’inizio del 2021 ha inoltre scoperto che, sebbene le mascherine facciali aumentassero i livelli di CO2, rimanevano al di sotto del limite a breve termine dell’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro (NIOSH – The National Institute for Occupational Safety and Health americano). Per coloro che leggono solo il titolo dell’articolo, sembra che indossare una maschera non comporti problemi significativi per la salute. Tuttavia, l’uso a breve termine è stato definito come 15 minuti. Per le persone che hanno indossato le mascherine costantemente durante il giorno, come richiesto negli stati con obbligo di mascherine, i limiti di CO2 sono stati superati.

Anche sul punto sono molti gli studi scientifici che hanno analizzato la questione, in particolare si riporta una revisione sistematica che simile a un’altra pubblicata nel 2021 la quale ha valutato 44 studi per lo più sperimentali, quantitativi e 65 pubblicazioni sostanziali. Hanno esaminato il deterioramento psicologico e fisico e hanno scoperto che esisteva una correlazione significativa tra calo di ossigeno e affaticamento.

Dei partecipanti che indossavano maschere N95, l’82% ha mostrato un aumento della CO2, il 72% un calo dell’ossigeno e il 60% ha riferito mal di testa. I ricercatori hanno concluso: “L’uso prolungato di maschere da parte della popolazione generale potrebbe portare a effetti e conseguenze rilevanti in molti campi medici.”18.

Questi test sono stati eseguiti su adulti sani. Uno studio19 pubblicato alla fine del 2022, ha valutato i livelli di CO2 in bambini sani che indossavano maschere per il viso. Poiché molti paesi hanno reso obbligatorio per i bambini indossare mascherine a scuola, questi scienziati hanno cercato di determinare i livelli medi di CO2 in uno studio sperimentale di controllo della durata di 25 minuti.

Dopo aver effettuato le misurazioni di base, i bambini indossavano maschere chirurgiche o una maschera FFP2, simile a una maschera N95. I ricercatori hanno misurato la frequenza respiratoria e il polso in 45 bambini con un’età media di 10,7 anni. Hanno scoperto che la differenza tra le due maschere era piccola e non significativa, ma che indossare qualsiasi maschera aumentava rapidamente il contenuto di CO2 a un “livello molto alto” nei bambini sani in posizione di riposo seduta concludendo espressamente “che potrebbe essere pericolosa per la salute dei bambini.”.

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* * *

NOTE

  1. I Virus mediamente hanno un diametro di 250 – 400 nanometri, che corrispondono a circa 0,25 – 0,4 micron, mentre i Batteri hanno un diametro medio di 5 micron. ↩︎
  2. Titolo dello studio “L’ambiente della sala operatoria come influenzato dalle persone e la maschera chirurgica”
    “The operating room environment as affected by people and the surgical face mask “
    Autori:
    M A Ritter (H-Index 69 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    H Eitzen (H-Index 16 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    M L French (H-Index 33 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    J B Hart
    pubblicato su PubMed –
    PMID:
    1157412 – DOI: 10.1097/00003086-197509000-00020
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1157412/
    Abstract
    I conteggi microbiologici sono stati determinati in una sala operatoria suite di 8 camere e un corridoio. La conta batterica in una sala operatoria vuota è passata statisticamente da 13 CFU/ft2/hr (+/- 31) a 24,8 (+/- 58,8) quando le porte sono state lasciate aperte (persone nei corridoi) e 447,3 (+/- 186,7) quando sono state introdotte 5 persone. L’uso di una maschera chirurgica non ha avuto alcun effetto sulla contaminazione ambientale complessiva della sala operatoria e probabilmente funziona solo per reindirizzare l’effetto proiettile di parlare e respirare. Le persone sono la principale fonte di contaminazione ambientale in sala operatoria.”
    PMID:
    1157412
    DOI: 10.1097/00003086-197509000-00020
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1157412/ ↩︎
  3. Titolo dello studio “Wearing of caps and masks not necessary during cardiac catheterization”
    “Indossare cuffie e maschere non necessari durante il cateterismo cardiaco “
    Autori:
    Lawrence J. (H-Index 50 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Laslett MD (H-Index 22 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Alisa Sabin (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    First published: July 1989 –
    https://doi.org/10.1002/ccd.1810170306https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ccd.1810170306
    Abstract
    Sebbene le infezioni correlate al cateterismo cardiaco siano rare, cuffie e maschere sono spesso indossati per ridurre al minimo questa complicazione. Tuttavia, manca la documentazione del valore di cuffie e maschere per questo scopo. Abbiamo quindi valutato prospetticamente l’esperienza di 504 pazienti sottoposti a cateterismo percutaneo del cuore sinistro, cercando prove di una relazione tra il fatto che cappucci e / o maschere siano stati indossati dagli operatori e l’incidenza dell’infezione. Non sono state riscontrate infezioni in nessun paziente, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato un cappuccio o una maschera. Pertanto, non abbiamo trovato prove che cuffie o maschere debbano essere indossati durante il cateterismo cardiaco percutaneo. ↩︎
  4. Titolo dello studio “Postoperative wound infections and surgical face masks: A controlled study”
    “Infezioni delle ferite postoperatorie e maschere facciali chirurgiche: uno studio controllato”
    Autori
    Th. Göran Tunevall M.D. (H-Index 5 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    pubblicato su
    World Journal of Surgery
    volume 15
    , pages 383–387 (1991) – https://link.springer.com/article/10.1007/BF01658736
    Abstract
    Non è mai stato dimostrato che indossare maschere chirurgiche riduce le infezioni delle ferite postoperatorie. Al contrario, una diminuzione del 50% è stata segnalata dopo aver omesso le maschere facciali. Il presente studio è stato progettato per rivelare qualsiasi differenza del 30% o superiore nei tassi di infezione della ferita di chirurgia generale utilizzando maschere facciali o meno.
    Durante 115 settimane, un totale di 3.088 pazienti sono stati inclusi nello studio. Le settimane sono state indicate come “mascherate” o “smascherate” secondo una lista casuale. Dopo 1.537 operazioni eseguite con maschere facciali, sono state registrate 73 infezioni della ferita (4,7%) e, dopo 1.551 operazioni eseguite senza maschere facciali, si sono verificate 55 infezioni (3,5%). Questa differenza non era statisticamente significativa (p > 0,05) e le specie batteriche coltivate dalle infezioni della ferita non differivano in alcun modo, il che avrebbe supportato il fatto che la differenza numerica era una differenza statisticamente “mancata”.
    Questi risultati indicano che l’uso di maschere facciali potrebbe essere riconsiderato. Le maschere possono essere utilizzate per proteggere il team operativo da gocce di sangue infetto e da infezioni aeree, ma non è stato dimostrato che proteggano il paziente operato da un team operativo sano. ↩︎
  5. Titolo dello studio “Does evidence based medicine support the effectiveness of surgical facemasks in preventing postoperative wound infections in elective surgery?”
    La medicina basata sull’evidenza supporta l’efficacia delle maschere facciali chirurgiche nella prevenzione delle infezioni delle ferite postoperatorie nella chirurgia elettiva?”
    Autori:
    Z. Bahli (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    pubblicato su
    Published 1 June 2009 – Medicine – Journal of Ayub Medical College, Abbottabad : JAMC – https://www.semanticscholar.org/paper/Does-evidence-based-medicine-support-the-of-in-in-Bahli/751acd427c20c8dc7d1fbc1b45eead104286f481?p2df
    Abstract
    L’incidenza dell’infezione della ferita postoperatoria di solito non è la causa della morte, ma aumenta la durata della degenza ospedaliera e il costo delle cure e della morbilità. Dalla loro introduzione un secolo fa c’è ancora polemica sullo scopo primario delle maschere facciali in quanto se forniscono protezione per il paziente dal team chirurgico o dal tempo proteggono il team chirurgico dal paziente? Gli obiettivi di questo studio erano di analizzare criticamente e rivedere sistematicamente gli studi randomizzati sull’efficacia delle maschere facciali chirurgiche nella prevenzione dell’infezione della ferita post operatoria in chirurgia elettiva. Revisione sistematica della letteratura e analisi di tutti gli studi disponibili (studi randomizzati controllati) riguardanti l’uso di maschere facciali chirurgiche in interventi chirurgici elettivi. Medline (1966-2007), Embase (1996-2007), Cochrane database, Pubmed, Google Scholar, sono stati cercati per la selezione della letteratura per la revisione. Non è stata osservata alcuna differenza di significatività nell’incidenza dell’infezione postoperatoria della ferita tra il gruppo maschere e i gruppi operati senza maschere (1,34, IC al 95%, 0,58-3,07). Non c’è stato alcun aumento del tasso di infezione nel 1980, quando le maschere sono state scartate.In effetti c’è stata una significativa diminuzione del tasso di infezione (p < 0,05). CONCLUSIONE Dagli studi randomizzati limitati non è ancora chiaro se indossare maschere chirurgiche danneggia o avvantaggia i pazienti sottoposti a chirurgia elettiva. ↩︎
  6. Titolo dello studio “Unmasking the surgeons: the evidence base behind the use of facemasks in surgery”
    Smascheramento dei chirurghi: la base di prove dietro l’uso di maschere facciali in chirurgia”
    Autori:
    Charlie Da Zhou (H-Index 3 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pamela Sivathondan (H-Index 4 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Ashok Handa (H-Index 26 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    pubblicato su
    J R Soc Med. 2015 Jun; 108(6): 223–228. –
    doi: 10.1177/0141076815583167 – PMCID: PMC4480558 – PMID: 26085560https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4480558/
    Abstract
    L’uso di maschere facciali chirurgiche è onnipresente nella pratica chirurgica. Le maschere facciali sono state a lungo pensate per conferire protezione al paziente dall’infezione della ferita e dalla contaminazione da parte del chirurgo operativo e di altri membri dello staff chirurgico. Più recentemente, la protezione del personale del teatro da spruzzi di sangue/fluidi corporei derivati dal paziente è stata anche offerta come motivo per il loro uso continuato. Alla luce degli attuali vincoli di bilancio del NHS e delle strategie di riduzione dei costi, abbiamo esaminato la base di prove dietro l’uso di maschere facciali chirurgiche.
    L’esame della letteratura ha rivelato che gran parte del lavoro pubblicato sull’argomento era abbastanza datato e spesso gli studi avevano metodologie poco chiarite. Di conseguenza, raccomandiamo cautela nell’estrapolare i loro risultati alla pratica chirurgica contemporanea. Tuttavia, nel complesso vi è una mancanza di prove sostanziali a sostegno delle affermazioni secondo cui le maschere facciali proteggono il paziente o il chirurgo dalla contaminazione infettiva. È necessaria una ricerca contemporanea più rigorosa per fare un commento definitivo sull’efficacia delle maschere facciali chirurgiche. ↩︎
  7. Titolo dello studio “Cloth masks: Dangerous to your health?”
    Maschere di stoffa: pericolose per la salute?”
    Autori:
    University of New South Wales
    pubblicato su
    April 22, 2015 – https://www.sciencedaily.com/releases/2015/04/150422121724.htm
    Abstract
    L’infezione respiratoria è molto più alta tra gli operatori sanitari che indossano maschere di stoffa rispetto alle maschere mediche. Le maschere di stoffa non dovrebbero essere utilizzate dai lavoratori in qualsiasi ambiente sanitario. ↩︎
  8. Titolo dello studio
    “A mechanism by which facemasks contribute to the COVID-19 case fatality rate”
    “Un meccanismo attraverso il quale le maschere facciali contribuiscono al tasso di mortalità per COVID-19”
    autore: Fögen, Zacharias MD(H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui) https://www.dannidavaccino.com/home/legenda/hindex/
    Editor(s): Shalaby., Mohammed Nader
    Medicine 101(7):p e28924, February 18, 2022. | DOI: 10.1097/MD.0000000000028924 ↩︎
  9. Titolo dello studio Hypothesis: Potentially Systemic Impacts of Elevated CO2 on the Human Proteome and Health
    “Ipotesi: impatti potenzialmente sistemici di elevata CO2 sul proteoma umano e sulla salute”
    autore:
    Carlos M. Duarte (H-Index 135 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Łukasz Jaremko (H-Index 23 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Mariusz Jaremko (H-Index 26 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su Front. Public Health, 16 November 2020 – Sec. Planetary Health – Volume 8 – 2020 – https://doi.org/10.3389/fpubh.2020.543322https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpubh.2020.543322/full
    Abstract
    La CO2 uniforme durante l’evoluzione umana (da 180 a 280 ppm) ha portato, a causa del ruolo del tampone di CO2-bicarbonato nella regolazione del pH, a un pH piuttosto costante (da 7,35 a 7,45) nei fluidi, nelle cellule e nei tessuti umani, determinando, a sua volta, lo stretto intervallo di pH per il funzionamento ottimale del proteoma umano. Nel presente documento, ipotizziamo che l’esposizione cronica a pCO2 elevato con l’aumento di CO2 atmosferica(> 400 ppm) e il tempo prolungato trascorso in atmosfere interne confinate e affollate (pCO2 fino a 5.000 ppm) con stili di vita urbani, possa essere un fattore importante, in gran parte trascurato, del cambiamento nelle prestazioni del proteoma umano. Il pH ridotto (downregulated da 0,1 a 0,4 unità al di sotto del pH ottimale) di esseri umani esistenti cronicamente esposti a elevata CO2 è probabile che portare a proteome malfunzionamento. Questo malfunzionamento è dovuto al misfolding delle proteine, all’aggregazione, alla distribuzione della carica e all’interazione alterata con altre molecole (ad esempio acidi nucleici, metalli, proteine e farmaci). Tali alterazioni avrebbero effetti sistemici che aiutano a spiegare la prevalenza di sindromi (obesità, diabete, malattie respiratorie, osteoporosi, cancro e disturbi neurologici) caratteristiche dello stile di vita moderno. L’esposizione cronica a CO2 elevata pone rischi per la salute umana che sono troppo gravi per essere ignorati e richiedono test con apparecchiature e protocolli adatti allo scopo insieme a tecnologie di cattura del carbonio indoor per ridurre i livelli di CO2 ai livelli di approccio (180-280 ppm) in base ai quali si è evoluto il proteoma umano. ↩︎
  10. Titolo dello studio Inhaled cellulosic and plastic fibers found in human lung tissue
    “Fibre cellulosiche e plastiche inalate trovate nel tessuto polmonare umano”
    autore:
    J L Pauly (H-Index21 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    S J Stegmeier (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    H A Allaart (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    R T Cheney (H-Index 40 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    P J Zhang (H-Index 20 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    A G Mayer (H-Index 12 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    R J Streck (H-Index 7 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su
    PubMed – Cancer Epidemiol Biomarkers Prev
    1998 May;7(5):419-28. – PMID:
    9610792https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9610792/
    Abstract
    Riportiamo i risultati degli studi intrapresi per determinare se le fibre vegetali inalate (cioè cellulosiche; ad esempio, cotone) e di plastica (ad esempio, poliestere) sono presenti nei polmoni umani e, in caso affermativo, se le fibre inalate sono presenti anche nei tumori polmonari umani. Campioni di cancro polmonare di diversi tipi istologici e tessuto polmonare non neoplastico adiacente sono stati ottenuti da pazienti sottoposti a resezione polmonare per la rimozione di un tumore. Con la protezione di una cappa a flusso laminare e le protezioni per prevenire la contaminazione da fibre estranee, campioni freschi, non miscelati e non colorati di tessuto polmonare sono stati compressi tra due vetrini da microscopio in vetro. I campioni in queste camere a doppia diapositiva sono stati esaminati con un microscopio configurato per consentire la visualizzazione con luce bianca, luce fluorescente, luce polarizzante e illuminazione a contrasto di fase. I polmoni bovini fetali a breve termine e i tumori umani non allungati sono stati usati come controlli. In contrasto con le osservazioni di questi tessuti di controllo, le fibre morfologicamente eterogenee sono state viste ripetutamente nel tessuto polmonare umano appena asportato usando la luce polarizzata. Le fibre inalate erano presenti nell ‘ 83% dei campioni polmonari non neoplastici (n = 67/81) e nel 97% dei campioni polmonari maligni (n = 32/33). Pertanto, dei 114 campioni di polmone umano esaminati, le fibre sono state osservate in 99 (87%). L’esame dei vetrini istopatologici del tessuto polmonare con luce polarizzata ha confermato la presenza di fibre cellulosiche e plastiche inalate. Di 160 vetrini di tessuto polmonare istopatologico chirurgico, 17 sono stati selezionati per l’esame critico; di questi, le fibre sono state identificate in 13 vetrini. L’inalazione di fibre minerali (ad esempio, amianto) è stata descritta da molti investigatori; riteniamo, tuttavia, che questa sia la prima relazione di fibre non minerali inalate (ad esempio, vegetali e plastiche). Queste fibre cellulosiche e plastiche bioresistenti e biopersistenti sono agenti candidati che contribuiscono al rischio di cancro ai polmoni. ↩︎
  11. Titolo dello studio Detection of microplastics in human lung tissue using μFTIR spectroscopy
    “Rilevamento di microplastiche nel tessuto polmonare umano mediante spettroscopia µFTIR”
    autore:
    Lauren C. Jenner (H-Index
    5
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Jeanette M. Rotchell (H-Index
    2
    9
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Robert T. Bennett (H-Index
    6
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Michael Cowen (H-Index
    21
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Vasileios Tentzeris (H-Index
    5
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Laura R. Sadofsky (H-Index
    1
    6
    cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su Science of The Total Environment
    Volume 831, 20 July 2022, 154907 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969722020009
    In Evidenza
    Le microplastiche sono state identificate in tutte le regioni dei polmoni umani utilizzando l’analisi µFTIR.
    Le fibre di polipropilene e polietilene tereftalato erano le più abbondanti.
    I risultati supportano l’inalazione come via di esposizione MP.
    Abstract
    Le microplastiche aerotrasportate (MPS) sono state campionate a livello globale e la loro concentrazione è nota per aumentare nelle aree ad alta popolazione umana e attività, specialmente in ambienti chiusi. Sono stati segnalati anche sintomi respiratori e malattie a seguito di esposizione a livelli occupazionali di MPS all’interno di contesti industriali. Resta da vedere se MPs dall’ambiente può essere inalato, depositato e accumulato all’interno dei polmoni umani. Questo studio ha analizzato campioni di tessuto polmonare umano digerito (n = 13) utilizzando la spettroscopia µFTIR (limitazione delle dimensioni di 3 µm) per rilevare e caratterizzare qualsiasi MPs presente. In totale, 39 MPs sono stati identificati in 11 dei 13 campioni di tessuto polmonare con una media di 1,42 ± 1,50 MP/g di tessuto (espresso come 0,69 ± 0,84 MP/g dopo le regolazioni di sottrazione di fondo). I livelli di MP all’interno di campioni di tessuto erano significativamente più alti di quelli identificati all’interno di blanks procedurali/di laboratorio combinati (n = 9 MPs, con una media ± DS di 0,53 ± 1,07, p = 0,001). Dei MPs rilevati, 12 tipi di polimeri sono stati identificati con polipropilene, PP (23%), polietilene tereftalato, PET (18%) e resina (15%) i più abbondanti. I MPS (non aggiustati) sono stati identificati in tutte le regioni del polmone classificate come superiore (0,80 ± 0,96 MP/g), medio/lingulare (0,41 ± 0,37 MP/g) e con livelli significativamente più alti rilevati nella regione inferiore (3,12 ± 1,30 MP/g) rispetto alle regioni polmonari superiori (p = 0,026) e medie (p = 0,038). Dopo aver sottratto gli spazi vuoti, questi livelli sono diventati rispettivamente 0,23 ± 0,28, 0,33 ± 0,37 e 1,65 ± 0,88 MP/g. Lo studio dimostra il più alto livello di controllo della contaminazione e riporta valori non aggiustati insieme a diverse tecniche di regolazione della contaminazione. Questi risultati supportano l’inalazione come via di esposizione per i MPS ambientali e questa caratterizzazione dei tipi e dei livelli può ora informare le condizioni realistiche per gli esperimenti di esposizione di laboratorio, con l’obiettivo di determinare gli impatti sulla salute. ↩︎
  12. Study finds plastics found in masks present in patients’ lungs. By Amanda Brown Apr 17, 2022 – https://www.westernstandard.news/features/study-finds-plastics-found-in-masks-present-in-patients-lungs/article_056590f2-0615-5bc9-aab0-730e7704634e.html ↩︎
  13. Titolo dello studio Titanium dioxide in our everyday life; is it safe?
    “Biossido di titanio nella nostra vita quotidiana; è sicuro?”
    autore:
    Matej Skocaj (H-Index 12 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Metka Filipic (H-Index 43 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Jana Petkovic (H-Index 8 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Sasa Novak (H-Index 123 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su Radiol Oncol. 2011 Dec; 45(4): 227–247.
    Published online 2011 Nov 16. doi: 10.2478/v10019-011-0037-0https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3423755/
    Abstract
    Il biossido di titanio (TiO2) è considerato un materiale inerte e sicuro ed è stato utilizzato in molte applicazioni per decenni. Tuttavia, con lo sviluppo delle nanotecnologie, le nanoparticelle TiO2, con numerose proprietà nuove e utili, vengono sempre più prodotte e utilizzate. Pertanto, ci si può aspettare una maggiore esposizione umana e ambientale, che ha messo le nanoparticelle di TiO2 sotto esame tossicologico. Studi tossicologici meccanicistici dimostrano che le nanoparticelle di TiO2 causano prevalentemente effetti avversi attraverso l’induzione dello stress ossidativo con conseguente danno cellulare, genotossicità, infiammazione, risposta immunitaria ecc. L’entità e il tipo di danno dipendono fortemente dalle caratteristiche fisiche e chimiche delle nanoparticelle TiO2, che governano la loro biodisponibilità e reattività. Sulla base delle prove sperimentali provenienti da studi di inalazione su animali, le nanoparticelle di TiO2 sono classificate come “possibili cancerogene per l’uomo” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e come cancerogene sul lavoro dall’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro. Gli studi sull’esposizione cutanea alle nanoparticelle di TiO2, che negli esseri umani è sostanziale attraverso l’uso di filtri solari, indicano generalmente una penetrazione transdermica trascurabile; tuttavia sono necessari dati sull’esposizione a lungo termine e sui potenziali effetti negativi dei prodotti di foto-ossidazione. Sebbene TiO2 sia consentito come additivo (E171) nei prodotti alimentari e farmaceutici, non abbiamo dati affidabili sul suo assorbimento, distribuzione, escrezione e tossicità in caso di esposizione orale. TiO2 può anche entrare nell’ambiente, e mentre esercita una bassa tossicità acuta per gli organismi acquatici, dopo l’esposizione a lungo termine induce una serie di effetti sub-letali.
    Conclusioni
    Fino a quando non si ottengono dati tossicologici e di esposizione umana pertinenti che consentano una valutazione del rischio affidabile, le nanoparticelle di TiO2 dovrebbero essere utilizzate con grande cura. ↩︎
  14. https://www.p65warnings.ca.gov/fact-sheets/titanium-dioxide-airborne-unbound-particles-respirable-size ↩︎
  15. La Proposition 65 richiede alle aziende di fornire avvertimenti ai californiani in merito a esposizioni significative a sostanze chimiche che causano cancro, difetti alla nascita o altro danno riproduttivo. L’esposizione a queste sostanze chimiche può avvenire quando i prodotti vengono acquistati o utilizzati. L’esposizione può verificarsi anche in case, luoghi di lavoro o altri ambienti in California. Richiedendo che queste informazioni siano fornite, la Proposition 65 consente ai californiani di prendere decisioni informate sulle loro esposizioni a queste sostanze chimiche.
    La Proposition 65 proibisce anche alle aziende californiane di scaricare consapevolmente quantità significative di sostanze chimiche elencate nelle fonti di acqua potabile.
    La Proposition 65 richiede che la California pubblichi un elenco di sostanze chimiche note per causare cancro, difetti alla nascita o altri danni riproduttivi. Questo elenco è stato pubblicato per la prima volta nel 1987 e deve essere aggiornato almeno una volta all’anno. Ora include oltre 900 prodotti chimici.
    La Proposition 65 divenne legge nel novembre 1986, quando gli elettori della California la approvarono con un margine del 63-37%. Il nome ufficiale della Proposition 65 è Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act del 1986. https://www.p65warnings.ca.gov/about/frequently-asked-questions ↩︎
  16. Titolo dello studio Titanium dioxide particles frequently present in face masks intended for general use require regulatory control
    “Le particelle di biossido di titanio spesso presenti nelle maschere per il viso destinate all’uso generale richiedono un controllo normativo”
    autore:
    Eveline Verleysen (H-Index 16 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Marina Ledecq (H-Index 3 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Lisa Siciliani (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Karlien Cheyns (H-Index 11 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Christiane Vleminckx (H-Index 26 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Marie-Noelle Blaude (H-Index 4 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Sandra De Vos (H-Index 4 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Frédéric Brassinne (H-Index 7 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Frederic Van Steen (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Régis Nkenda (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Ronny Machiels (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Nadia Waegeneers (H-Index 23 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Joris Van Loco (H-Index 9 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Jan Mast (H-Index 42 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su
    Scientific Reports volume 12, Article number: 2529 (2022) – https://www.nature.com/articles/s41598-022-06605-w
    Abstract
    Sebbene il biossido di titanio (TiO2) sia un sospetto cancerogeno per l’uomo quando inalato, le particelle TiO2 (nano)a fibra sono state dimostrate in fibre tessili sintetiche di maschere per il viso destinate al pubblico in generale. Analisi STEM-EDX su sezioni di una varietà di maschere monouso e riutilizzabili visualizzate particelle TiO2 agglomerate quasi sferiche in tessuti non tessuti, poliestere, poliammide e fibre bicomponenti. Le dimensioni mediane delle particelle costituenti variavano da 89 a 184 nm, implicando un’importante frazione di particelle di dimensioni nanometriche (<100 nm). La massa totale di TiO2 determinata da ICP-OES variava da 791 a 152.345 µg per maschera. La massa stimata di TiO2 sulla superficie della fibra variava da 17 a 4394 µg e superava sistematicamente il livello di esposizione accettabile a TiO2 per inalazione (3,6 µg), determinato in base a uno scenario in cui le maschere facciali sono indossate intensamente. Non sono state fatte ipotesi sulla probabilità del rilascio di particelle di TiO2, poiché non è stato possibile valutare la misurazione diretta del rilascio e l’assorbimento per inalazione quando si indossano le maschere facciali. L’importanza di indossare maschere per il viso contro il COVID-19 è indiscutibile. Anche così, questi risultati sollecitano una ricerca approfondita delle applicazioni della tecnologia (nano) nei tessuti per evitare possibili conseguenze future causate da un uso scarsamente regolamentato e per implementare standard normativi che eliminano o limitano la quantità di particelle TiO2, seguendo il principio safe-by-design.”. ↩︎
  17. Titolo dello studio “Carbon dioxide increases with face masks but remains below short-term NIOSH limits”
    “L’anidride carbonica aumenta con le maschere per il viso ma rimane al di sotto dei limiti di NIOSH a breve termine”
    autore:
    Michelle S. M. Rhee, (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Carin D. Lindquist, (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Matthew T. Silvestrini, (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Amanda C. Chan, (H-Index 11 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Jonathan J. Y. Ong (H-Index 11 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Vijay K. Sharma (H-Index 53 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su

    BMC Infectious Diseases
    volume 21
    , Article number: 354 (2021) – https://bmcinfectdis.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12879-021-06056-0
    Abstract
    Contesto e finalità
    La pandemia di COVID-19 ha portato all’uso diffuso di maschere facciali, respiratori e altri dispositivi di protezione individuale (DPI) da parte degli operatori sanitari. Si ritiene che vari sintomi attribuiti all’uso di DPI siano, almeno in parte, dovuti a livelli elevati di anidride carbonica (CO2). Abbiamo valutato le concentrazioni di CO2 sotto vari DPI.
    Metodo
    In uno studio osservazionale prospettico su volontari sani, i livelli di CO2 sono stati misurati durante la respirazione regolare mentre indossavano 1) nessuna maschera, 2) JustAir® powered air purifying respirator (PAPR), 3) KN95 respiratore, e 4) valved-respiratore. Le misurazioni seriali di CO2 sono state effettuate con una canula nasale ad una frequenza di 1 Hz per 15 minuti per ogni configurazione PPE per valutare se i limiti dell’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro (NIOSH) sono stati violati.
    Risultato
    Lo studio ha incluso 11 volontari sani, età media 32 anni (range 16-54) e 6 (55%) uomini. Le variazioni percentuali medie (SD) dei valori di CO2 per no mask, JustAir® PAPR, KN95 respirator e valve respirator sono state 0.26 (0.12), 0.59 (0.097), 2.6 (0.14) e 2,4 (0,59), rispettivamente. L’uso di maschere per il viso (KN95 e valved-respirator) ha comportato un aumento significativo delle concentrazioni di CO2, che hanno superato la soglia di esposizione al NIOSH di 8 ore (TLV-TWA). Tuttavia, gli aumenti delle concentrazioni di CO2 non hanno violato i limiti a breve termine (15 minuti). È importante sottolineare che questi livelli erano notevolmente inferiori ai limiti di NIOSH a lungo termine (8 ore) durante l’utilizzo di JustAir® PAPR. C’era una differenza statisticamente significativa tra tutte le coppie (p < 0,0001, tranne KN95 e respiratore valvolato (p = 0,25). Tuttavia, se l’aumento dei livelli di CO2 sia clinicamente significativo rimane discutibile.
    Conclusione
    Sebbene si osservi un aumento significativo delle concentrazioni di CO2 con le maschere facciali utilizzate di routine, i livelli rimangono ancora entro i limiti di NIOSH per l’uso a breve termine. Pertanto, non ci dovrebbe essere una preoccupazione nel loro uso quotidiano regolare per gli operatori sanitari. Le implicazioni cliniche di elevati livelli di CO2 con l’uso a lungo termine di maschere facciali richiedono ulteriori studi. L’uso di PAPR previene l’ipercapnea relativa. Tuttavia, se PAPR dovrebbe essere sostenuto per gli operatori sanitari che richiedono DPI per ore prolungate deve essere valutato in ulteriori studi. ↩︎
  18. Titolo dello studio “Is a Mask That Covers the Mouth and Nose Free from Undesirable Side Effects in Everyday Use and Free of Potential Hazards?”
    Una maschera che copre la bocca e il naso è priva di effetti collaterali indesiderati nell’uso quotidiano e priva di potenziali pericoli?”
    Autori:
    Kai Kisielinski (H-Index 9 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Paul Giboni (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Andreas Prescher (H-Index 36 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Bernd Klosterhalfen (H-Index 55 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    David Graessel (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Stefan Funken (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Oliver Kempski (H-Index 47 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Oliver Hirsch (H-Index 1 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    pubblicato online 2021 Apr 20. doi: 10.3390/ijerph18084344Int J Environ Res Public Health. 2021 Apr; 18(8): 4344. – PMCID: PMC8072811 – PMID: 33923935https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8072811/
    Abstract
    Molti paesi hanno introdotto l’obbligo di indossare maschere negli spazi pubblici per contenere la SARS-CoV-2, rendendolo comune nel 2020. Fino ad ora, non c’è stata un’indagine completa sugli effetti negativi che le maschere possono causare sulla salute. L’obiettivo era quello di trovare, testare, valutare e compilare effetti collaterali correlati scientificamente provati di indossare maschere. Per una valutazione quantitativa, sono stati citati 44 studi per lo più sperimentali e, per una valutazione sostanziale, sono state trovate 65 pubblicazioni. La letteratura ha rivelato effetti avversi rilevanti delle maschere in numerose discipline. In questo articolo, ci riferiamo al deterioramento psicologico e fisico, nonché ai molteplici sintomi descritti a causa della loro presentazione coerente, ricorrente e uniforme da diverse discipline come Sindrome da esaurimento indotta da maschera (MIES). La valutazione oggettivata ha evidenziato cambiamenti nella fisiologia respiratoria dei portatori di maschere con correlazione significativa di goccia di O2 e affaticamento (p < 0,05), una co-occorrenza raggruppata di compromissione respiratoria e goccia di O2 (67%), aumento della maschera N95 e CO2 (82%), maschera N95 e goccia di O2 (72%), maschera N95 e mal di testa (60%), compromissione respiratoria e aumento della temperatura (88%), ma anche aumento della temperatura e umidità (100%) sotto le maschere.
    L’uso prolungato di maschere da parte della popolazione generale potrebbe portare a effetti e conseguenze rilevanti in molti campi medici” ↩︎
  19. Titolo dello studio “Carbon dioxide rises beyond acceptable safety levels in children under nose and mouth covering: Results of an experimental measurement study in healthy children”
    “L’anidride carbonica aumenta oltre i livelli di sicurezza accettabili nei bambini sotto la copertura del naso e della bocca: risultati di uno studio sperimentale di misurazione in bambini sani”
    autore:
    Walach, Harald (H-Index 44 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Traindl, Helmut (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Juliane Prentice (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Ronald Weikl (H-Index 11 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Andreas Diemer (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Anna Kappes (H-Index 2 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Stefan Hockertz (H-Index 11 – cos’è l’H-Index te lo spieghiamo qui)
    Pubblicato su Environmental Research
    Volume 212, Part D, September 2022, 113564 –
    BMC Infectious Diseases
    volume 21
    , Article number: 354 (2021) – Received 30 December 2021, Revised 17 May 2022, Accepted 21 May 2022, Available online 28 May 2022, Version of Record 31 May 2022. – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S001393512200891X
    Abstract
    La copertura del naso e della bocca (NMC) è stata resa obbligatoria per i bambini in molti paesi durante la pandemia di Covid-19. Volevamo determinare i livelli medi di CO2 nell’aria inalata con NMC nei bambini di età compresa tra 6 e 17 anni. Abbiamo utilizzato misure a breve termine sotto maschere chirurgiche e maschere FFP2 secondo la norma europea EN 149, rispetto al basale in uno studio sperimentale controllato intra-individualmente su 25 min. Il contenuto di CO2 è stato misurato ogni 15 secondi utilizzando un dispositivo automatico di misurazione della CO2 a infrarossi a doppia lunghezza d’onda (G100, Geotech, Leamington Spa, Regno Unito) per oltre 25 minuti in un ambiente sperimentale a breve termine, con bambini seduti. Dopo la misurazione al basale, i bambini sono stati dotati di due tipi di NMC comunemente indossati: maschere chirurgiche e maschere FFP2–in sequenza randomizzata per 3 minuti ciascuna. Abbiamo mantenuto i livelli ambientali di CO2 al di sotto di 1000 parti per milione (ppm) attraverso una frequente ventilazione. Abbiamo misurato la frequenza respiratoria e il polso come potenziali variabili fisiologiche moderatrici. Sono stati misurati quarantacinque bambini, 25 ragazzi, 20 ragazze, con un’età media di 10,7 anni (deviazione standard 2,6). Abbiamo misurato 13.100 ppm (SD 380) sotto la maschera chirurgica e 13.900 ppm (SD 370) sotto la maschera FFP2 nell’aria inalata. Un modello lineare con età come covariata ha mostrato un effetto altamente significativo della condizione (p < 1*10-9). Abbiamo misurato 2.700 ppm (SD 100) CO2 al pre-basale e 2.800 ppm (SD 100) al post-basale, una piccola differenza non significativa. I contrasti appropriati hanno rivelato che il cambiamento era dovuto solo alle maschere e la differenza tra i due tipi di maschere era piccola e non significativa. L’uso di NMC (maschere chirurgiche o maschere FFP2) aumenta rapidamente il contenuto di CO2 nell’aria inalata a un livello molto alto nei bambini sani in una posizione di riposo seduta che potrebbe essere pericolosa per la salute dei bambini. ↩︎

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