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La tutela della Salute attraverso il Principio di Precauzione – fondamenti del diritto.

Abstract

Il diritto si fonda su principi che devono essere rispettati quando si creano le leggi e quando le medesime devono essere interpretate nella loro applicazione.
In questo contesto vedasi come il Principio di Precauzione sia volto alla tutela dei beni della vita, salute e ambiente, specie nei casi in cui il rischio connesso ad un loro danno non sia un
rischio determinato ma anche solo potenziale ed anche nel caso in cui il rischio medesimo non sia supportato da dati scientifici in virtù dei quali si possa escludere in modo scientificamente
attendibile (o, comunque, dimostrare l’irrilevanza statistica di possibili gravi danni), che non vi sia connessione tra avvenimento e danni (causa – effetto).
In buona sostanza, la ratio del Principio di Precauzione si può così sitetizzare: “better safe than sorry”.
Dal che ne discende palmarmente l’importanza di detto principio nel campo dei sieri contro la Covid-19 (autorizzati solo in via emergenziale senza una piena indagine), il tutto in rapporto
alla tutela della salute umana ed al fatto che una volta inoculati non ci si può “svaccinare”.

I – Introduzione 

Premesso che, da un lato, abbiamo la Scienza, che è “l’insieme delle cognizioni acquisite attraverso la ricerca scientifica” (voc. Treccani), quindi, non un dogma, ma un metodo di acquisizione di conoscenze, il quale, in base alla tecnica ed al sapere di un determinato momento storico, produce dei risultati.

Ad esempio: allo stato della conoscenza del 1633, la scienza riteneva che la terra fosse al centro dell’universo mentre Galileo Galilei sosteneva che vi fosse il sole e questa teoria scientifica portò Galieo ad essere condannato, confinato e gli scritti ricondubili alla sua teoria furno censurati. La stessa scienza, in virtù delle nuove conoscenze e tecniche, oggi da ragione a Galileo.

Dall’altro lato abbiamo le leggi e la loro intepretazione e applicazione attraverso la giurisprudenza (le sentenze) creata dalla magistratura, la quale, costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. L’autonomia e indipendenza sono tutelate dalla Costituzione (agli artt. 3, 107 c.1) così da fare in modo che i Giudici possano applicare e interpretare le leggi senza influenze.

In questo contesto è normale ci siano correnti di pensiero differenti in virtù delle quali lo stesso caso potrebbe avere sentenze diametralmente opposte a seconda che venga deciso dall’uno o dall’altro Giudice; a questo ovvia la Corte di Cassazione che ha il compito di uniformare l’interpretazione della legge (funzione nomofilattica).

Il tutto si muove sui principi e diritti fondamentali che devono essere rispettati quando si creano le leggi, quando le medesime devono essere interpretate, così come nella loro applicazione.Nel caso odiernamente in esame, il Principio di Precauzione (in relazione alla tutela dei beni della vita e della salute), entra in gioco quando, allo stato della scienza di un determinato periodo storico, non sia possibile determinare il rischio alla salute con sufficiente certezza. Ciò anche quando i dati scientifici che tentano di analizzare detto rischio non sono sufficienti o non sono giunti ad un risultato concludente per una piena valutazione del rispetto della sicurezza della salute umana.

II – Fondamenti del Diritto alla Salute 

Il Diritto alla Salute è tutelato dalla nostra Costituzione all’art. 32 ed è un diritto Fondamentale, il che significa che è un diritto Inviolabile (ex Art. 2 Cost.) che appartiene all’uomo con la sua nascita e che prevale su tutti i diritti e norme costituzionali. E’ talmente importante che l’uomo neppure può rinunciarvi (diritto irrinunciabile, inalienabile della persona) e che non può e non deve essere concesso o eliso dallo Stato (lo Stato non ha questo potere). Questi sono concetti del tutto pacifici e fondamentali del nostro ordinamento giuridico e della nostra nazione (e sono l’espressione di una cultura giuridica millenaria che tutto il mondo ci invidia e da cui gli altri stati hanno tratto esempio).

Il bene della salute è tutelato dall’art. 32, primo comma, della Costituzione “non solo come interesse della collettività ma anche e soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo” (Cfr.  C. Cost. Sentenza n. 356 del 1991).

E’ altrettato pacifico come tra i vari diritti fondamentali e solo tra i diritti fondamentali sia possibile operare un bilanciamento (e comunque mai annientamento dell’uno rispetto all’altro), onde valutare quale tra i due meriti prevalenza. 

Da quanto esposto, si comprende bene come i succitati diritti inviolabili non possono essere messi sullo stesso piano dei meri interessi, quest’ultimi, infatti, neppure assurogno al rango di diritti e, quindi, mai un “interesse“, pubblico o privato che sia, può acquisire una rilevanza tale da sovrastare dei contrapposti diritti, fino ad annientarli; non a caso, la chiosa finale dell’art. 32 Cost., specifica che in nessun caso l’obbligo sanitario possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (in tal senso, per tutti e su tutti Cfr. l’emendamento approvato dalla costituente relativo all’art. 32 Cost. a firma   dell’On. Moro).

Dal che si comprende bene come il disposto dell’art. 32 della Costituzione, ove sancisce che  “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” non preveda ne consenta che il mero interesse della collettività possa prevalere sui diritti fondamentali dell’individuo.

In relazione all’estensione del diritto fondamentale alla salute, varrà in fine rilevare come il diritto medesimo ricomprenda diverse situazioni soggettive: 1) il diritto alla integrità personale; 2) il diritto ai trattamenti sanitari; 3) il diritto ad un ambiente salubre.

III – Principio di Precauzione a tutela del Diritto Fondamentale alla Salute.

In dottrina è stato autorevolmente rilevato come la Repubblica fallirebbe nel compito di tutela affidatole dall’art. 32 Cost. se, in presenza di possibili rischi gravi e irreparabili per la salute dei consociati, non predisponesse misure cautelative. D’altro canto, appare insoddisfacente pensare che le potenzialità garantiste del principio in esame si esauriscano nel perimetro della tutela che i diritti costituzionali alla salute e alla preservazione dell’ambiente, naturalmente, prescrivono.

Da qui il riconoscimento del Principio di Precauzione, già implicitamente dimorante nel nostro ordinamento, e che nei tempi recenti è stato espressamente normato e riconosciuto anche a livello giurisprudenziale sia nazionale che europeo che si estrinseca, come vedremo diffusamente in prosieguo, in una tutela anticipata dei beni giuridi protetti.

Stante l’ampia portata del principio in esame, non vi è uniformità di vedute su una definizione che ben inquadri nella sua interezza il principio medesimo, si può comunque dare atto di come in letteratura si sia sostanzialmente concordi a identificare l’operatività del Principio in esame (così da delinearne indirettaemente anche il Principio), ogni qual volta si imponga di adottare misure a tutela dei beni della vita, salute e ambiente, nel caso vi sia dubbio, alimentato da incertezza scientifica, che tali beni siano posti sotto minaccia.

Come sottolineato da autorevole dottrina, la necessità di ricorrere a misure precauzionali è intrinsecamente legata all’aumento dei fattori di rischio che, nelle nostre società, sono introdotti, tra l’altro, dell’evoluzione tecnologica in un vasto numero di ambiti. Così argomentando si mostra il carattere del principio de quo quale etica della responsabilità che tenta di fronteggiare l’ “insicurezza generata da un indiscusso, incondizionato ed incontrollato primato della scienza” da “effetti collaterali” determinati dall’incessante modernizzazione della società contemporanea e resi più “sconcertanti” dall’autentica capacità di annientamento che essi sono in grado di spiegare”.

Il principale presupposto per l’invocazione del principio di precauzione (che è anche il criterio distintivo col limitrofo principio di prevenzione o dell’azione preventiva), è la presenza di incertezza scientifica, in virtù della quale il Principio Precauzionale impone una nuova metodica che obbliga la pubblica autorità a prescrivere o vietare (pur in circostanze di non conoscenza, cioè a dirsi in assenza di una chiara rappresentazione dei presupposti empirici a giustificazione dell’intervento). 

In altre parole il principio di precauzione è un avamposto della tutela dei diritti fondamentali (come il diritto alla salute), in virtù del quale viene adottata un’anticipazione dell’intervento. Tale anticipazione, peraltro, non implica solo la necessità di preservare il bene prima che la minaccia si realizzi, ma richiede altresì che l’azione conservativa sia posta in essere anche prima che sull’esistenza del rischio ci sia certezza: è sufficiente, al contrario, che si tratti di una minaccia scientificamente e razionalmente ipotizzabile sulla base delle conoscenze al momento disponibili.

In buona sostanza, il principio di precauzione non si applica a rischi già identificati, ma a rischi ipotetici o basati su indizi di cui non si ha ancora conoscenza piena o parziale che sia.
Non si basa sulla disponibilità di dati che provino la presenza di un rischio, ma sull’assenza di dati che assicurino il contrario.
Come si vedrà diffusamente postea, anche nel diritto comunitario, in situazioni di incertezza scientifica, si impone “alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici”.

IV – il Principio di Precauzione nella  Giurisprudenza Comunitaria

Più in particolare varrà rilevare come, dal punto di vista normativo, il Principio di Precauzione sia  un criterio atto ad orientare la decisione politica nell’attuazione di misure volte a fronteggiare una pluralità di fattori di rischio, i quali – in un dato momento storico – sono ritenuti più meritevoli di attenzione di altri.

Tra le molte questioni che rendono di particolare problematicità la concreta attuazione del principio di precauzione v’è il suo complicato, e per certi versi contradittorio, porsi al crocevia tra scienza, tecnica, diritto e politica.

In dottrina è stato acutamente notato come la produzione di norme precauzionali non deve e non può tradursi in un appiattimento della norma giuridica sul contenuto prescrittivo delle opinioni offerte dagli scienziati: “sebbene il rapporto tra la scienza e il diritto divenga cruciale per la definizione di una politica di gestione del rischio, la politica continua ad offrire un irrinunciabile contributo assiologico”

In punto, in dottrina è stato acutamente rilevato come il monito rivolto al decisore politico non è quello di rimettere la decisione precauzionale ai soggetti tecnici: “il rischio tollerabile deve sempre essere scelta politica”, in quanto i diritti fondamentali che il Principio di Precauzione è volto a tutelare sono sovraordinati alle evidenze scentifiche, essendo che la priorità è data alla tutela dei diritti in gioco (“better safe than sorry”) e l’interazione della politica (e del legislatore) con la scienza è solo volta a consentire al legislatore un agire informato, ossia in dialogo con le principali autorità scientifiche in materia, così da evitare l’ingiustificata soccombenza di importanti valori costituzionali a favore di contrapposti interessi “tiranni”.

A confermare l’assunto, vedasi una delle prime sentenze con cui Corte Europea ha riconosciuto ed applicato il Principio di Precauzione, trattasi del caso “Santoz” del 1983 (Corte di giustizia, 14 luglio 1983, C – 174/82, Santoz) in cui il giudice ha ritenuto legittima la sentenza del tribunale di uno stato europeo che ha limitato la commercializzazione di prodotti alimentari addizionati con vitamine basandosi sul presupposto che, benché non fosse scientificamente dimostrata la loro nocività, un rischio per la salute non poteva nemmeno escludersi

Non basta, 

nel noto caso della “mucca pazza” la Corte di Giustizia europea, sempre in applicazione del Principio di Precauzione, ha affermato che benché non fosse certo che la carne infetta potesse causare danni per la salute umana, non poteva essere escluso un possibile collegamento/pericolo (nesso di causalità) tra il consumo di detta carne e l’insorgere della encefalopatia spongiforme: in virtù di ciò, la Corte di Giustizia ha statuito che quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, le istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrare la realtà e la gravità di tali rischi (Corte di giustizia, 5 maggio 1998, C – 157/97, mucca pazza, punto 63).

Ed ancora, come un fiume in piena, 

vedasi il caso Pfizer relativo all’impego di antibiotici nell’alimentazione animale, nel quale la Corte Europea espressamente enuncia e applica il Principio di Precauzione che: “Quando sussistono incertezze scientifiche riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute umana, le istituzioni comunitarie possono, in forza del principio di precauzione, adottare misure di protezione senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi.”, ed ancora al punto 146 della citata sentenza: il principio di precauzione può, dunque, essere applicato solamente a situazioni in cui il rischio, in particolare per la salute umana, pur non essendo fondato su semplici ipotesi non provate scientificamente, non ha ancora potuto essere pienamente dimostrato”. La sentenza è particolare interesse in quanto, con essa, la Corte stabilisce altresì “la nozione di «rischio» corrisponde dunque ad una funzione della probabilità di effetti nocivi per il bene protetto dall’ordinamento giuridico cagionati dall’impiego di un prodotto o di un processo, così come la nozione di «pericolo» è, in tale ambito, usata comunemente in un’accezione più ampia e definisce ogni prodotto o processo che possa avere un effetto negativo per la salute umana”.La pronuncia in esame è di particolare pregio in quanto osserva e sancisce come spetti alle “istituzioni comunitarie stabilire il livello di protezione che esse reputano appropriato per la società. In relazione a quest’ultimo, esse devono dunque, nel contesto di tale primo profilo della valutazione dei rischi, determinare il livello di rischio – ossia la soglia critica di probabilità di effetti nocivi per la salute umana e della gravità di tali potenziali effetti – che reputano non essere più accettabile per tale società e che, una volta superato, rende necessario, nell’interesse della tutela della salute umana, il ricorso a misure preventive malgrado l’assenza di certezza scientifica” (Cfr. Tribunale di primo grado, 11 settembre 2002, T – 13/99, punto 151.)

V – Principio di Precauzione e Obbligatorietà vaccinale (e de facto) del siero anti Covid-19 

Partendo dall’obbligatorietà vaccinale (per alcune categorie di lavoratori) contro la covid-19, la cui praticabilità dell’obbligatorietà è data per scontata dal decreto-legge n. 172 del 26 novembre 2021, che, come vedremo, “scontata” non è. 

Premesso che il meccanismo vaccinale anti Sars-Cov-2 in Italia apparentemente basato su di una scelta (che, per alcune categorie di lavoratori, può essere così riassunto: vaccinarsi-lavorare-percepire la retribuzione; ovvero non vaccinarsi-non lavorare-non percepire la retribuzione), la cui mancata inoculazione ha visto sanzioni che, come ha rilevato acuta dottrina, non esistono nell’ordinamento e, comunque, le sanzioni sarebbero inferiori nel caso in cui la vaccinazione fosse expressis verbis obbligatoria, infatti: ”all’assenza di un obbligo vaccinale corrisponde un regime sanzionatorio che, al di fuori della cornice delle garanzie apprestate dall’art. 32 Cost., non solo impatta sui diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, ma è ben più drastico di quanto sarebbe consentito fare a una legge che introducesse l’obbligo vaccinale entro i confini dell’art. 32 Cost.”. Né manca chi, con profusione di argomenti, afferma che l’art. 4 del decreto-legge n. 44 del 2021 ha introdotto un vero e proprio obbligo vaccinale

Già da questi primi passi si evince palmarmente come l’obbligatorietà vaccinale (per alcune categorie di lavoratori) contro la covid-19, la cui praticabilità è data per scontata dal decreto-legge n. 172 del 26 novembre 2021, nella realtà dei fatti, come vedremo diffusamente in prosieguo, “scontata” non è, in quanto, notoriamente, a coloro che vivono esclusivamente del proprio lavoro, essendo privi di altre fonti di reddito e/o di significativi risparmi, è, de facto, negato o quantomeno gravemente ostacolato l’esercizio del diritto di non vaccinarsi, tale essendo indubitabilmente, ad oggi, la posizione giuridica di chi, in mancanza di un obbligo vaccinale positivamente posto, opti per tale scelta.

Quindi, la domanda principe è se, nel contesto di riferimento, in ossequio al Principio di Precauzione, sia legittimo o meno imporre un obbligo vaccinale anti Sars-Cov-2 (indifferentemente di diritto o di fatto), e sul punto sono preziosi gli insegnamenti della Corte costituzionale in tema di trattamenti sanitari e/o di vaccini.

In specie, la Corte Costituzionale ha già avuto modo di affermare (in una pronuncia in tema di vaccinazione antipoliomelitica per i bambini entro il primo anno di vita), che: “l’art. 32 della Costituzione […] nel primo comma definisce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”; nel secondo comma, sottopone i detti trattamenti a riserva di legge e fa salvi, anche rispetto alla legge, i limiti imposti dal rispetto della persona umana. “.

Da ciò ne discende come la legge impositiva di un trattamento sanitario non sia incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale MA, nel rispetto dell’art. 32 Cost., un trattamento sanitario può essere imposto, SOLO nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili. 

Così pure, nel caso di ulteriore danno alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio (ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica) il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria (sul punto, amplius si richiamano i paragrafi precedenti). Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico (se normale e di scarsa entità), ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri. In quanto, ex adverso argomentando, finirebbe con l’essere sacrificato il contenuto minimale proprio del diritto alla salute a garanzia del singolo, se non gli fosse comunque assicurato, a carico della collettività, e per essa dello Stato che dispone il trattamento obbligatorio, il rimedio di un equo ristoro del danno patito.

In tal sento è esplicativa la pronuncia della Corte Costituzionale (sent. 258 del 20 – 23.06.1994 – in tema di vaccinazioni obbligatorie antiepatite virale B, antipolio – antidifterica ed antitetanica), ove in parte motiva enuncia: 

“4. … la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione: 

a) “se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale (cfr. sentenza 1990 n. 307); 

b) se vi sia “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili (ivi); 

c) se nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato (cfr. sentenza 307 cit. e v. ora legge n. 210/1992). E ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria, la quale “trova applicazione tutte le volte che le concrete forme di attuazione della legge impositiva del trattamento o di esecuzione materiale di esso non siano accompagnate dalle cautele o condotte secondo le modalità che lo stato delle conoscenze scientifiche e l’arte prescrivono in relazione alla sua natura” (sulla base dei titoli soggettivi di imputazione e con gli effetti risarcitori pieni previsti dall’art. 2043 c.c.: sentenza n. 307/1990 cit.). “. (e così pure anche di recente, Cfr. Corte costituzionale, sent. n. 5 del 21 novembre 2017 – 18 gennaio 2018).

Ed ancora, sempre la Corte Cost. Statuisce (sent. 118 del 18.04.1996): “Nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. 

Così ricostruito in punto di diritto il quadro di riferimento, varrà ora analizzare lo status quo della situazione pandemica sul campo, così da poter rispondere compiutamente alla domanda se, nel contesto di riferimento, in ossequio al Principio di Precauzione, fosse legittimo o meno imporre un obbligo vaccinale anti Sars-Cov-2.

1 – partiamo con l’analizzare i vari Rapporti Ufficiali A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco) sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19 dall’inizio della campagna vaccinale ad oggi:

Periodo% segnalazioni di sospette reazioni graviDecessi segnalati Casi di morte correlabile Fonte
1dal 27/12/2020 al 26/01/20217,3%13https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_1.pdf
227/12/2020 – 26/02/20216,1%40https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_2.pdf
3dal 27/12/2020 al 26/03/20217,1%102 https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_3.pdf
4dal 27/12/2020 al 26/04/20218,6%223 https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_4.pdf
527/12/2020 al 26/05/202110,4%328 https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_5.pdf
6dal 27/12/2020 al 26/06/202111,9%423il 46% di tutte le segnalazioni gravi valutate (2.882/6.306) è correlabile alla vaccinazionehttps://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_6.pdf
7dal 27/12/2020 al 26/07/202112,8%498il 43% di tutte le segnalazionigravi valutate (3.453/8.032) è correlabile alla vaccinazione,https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_7.pdf
8dal 27/12/2020 al 26/08/202113,8%555è risultato correlabile alla vaccinazione nel 42% di tutte le segnalazioni gravi valutate(3.909/9.324)https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_8.pdf
9dal 27/12/2020 al 26/09/202114,4%608è risultatocorrelabile alla vaccinazione nel 40,3% di tutte le segnalazioni gravi valutate (4.301/10.681)https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_9.pdf
10dal 27/12/2020 al 26/12/202116%758è risultatocorrelabile alla vaccinazione nel 35,9% di tutte le segnalazioni gravi valutate (5.656/15.731)https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_annuale_su_sicurezza_vaccini%20anti-COVID-19.pdf
11dal 27/12/2020 al 26/03/202217,8 %879è risultatocorrelabile alla vaccinazione nel 33,7% di tutte le segnalazioni gravi valutate (7.025/20.842)https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_11.pdf
12dal 27/12/2020 al 26/06/202218,1%916risultatocorrelabile alla vaccinazione nel 32,6% di tutte le segnalazioni gravi valutate (7.506/22.992)https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_12.pdf
13dal 27/12/2020 al 26/09/202218,5%955          –https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_13.pdf
14dal 27/12/2020 al 26/12/202218,7%971          –https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_14.pdf

Premesso che il goveno ha adottato il sistema della farmacovigilanza passiva in virtù del quale è scentificamente provato da numerosi studi scientifici (indipendenti) comparativi (farmacovigilanza attiva/passiva – vuoi saperne di più, clicca qui), che col sistema utilizzato emergano molte meno reazioni avverse, conseguentemente i dati andrebbero valutati per eccesso (peraltro, in ossequio al principio di precauzione, andrebbero comunque considerati in modo prudenziale).

Premesso altresì che l’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco), bilanci alla mano, è finanziata principalmente dalle case farmaceutiche (vuoi saperne di più sull’AIFA, clicca qui), dal che ci si chiede se i dati offerti e le modalità di acquisizone siano super partes e siano effettivamente scevri da condizionamenti e interessi tiranni.

Ad ogni buon conto, varrà rilevare come anche dando per buoni i dati AIFA emerge, come vedremo diffusamente in prosieguo, come le reazioni avverse ai vaccini non costituiscano ne eventi temporanei ne di scarsa entità e, dunque, secondo il riferito insegnamento della Corte costituzionale, non siamo difronte ad effetti che possono essere ritenuti “tollerabili” dall’ordinamento e, quindi, non può essere legittimanente inflitto un trattamento sanitario obbligatorio, in quanto incompatibile con l’art. 32 della Costituzione: 

  • Sul punto, la percentuale di decessi e delle reazioni gravi e invalidanti è già di per se esplicativa  di come siddetto siero “incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato”.
  • Il tutto trova maggiore vigore con il preoccupante e progressivo aumento di casi rispetto all’avanzare della campagna vaccinale, segno sintomatico questo, della scarsa efficacia del vaccino.

Come evidenza il grafico dei dati AIFA, si tratta di una tendenza, con ogni evidenza, in incontestabile aumento (nonostante il progressivo incremento di conoscenze acquisite “sul campo” che logicamente avrebbe dovuto far sperare in una tendenza inversa) che, se, da un lato, va approfondito dalla scienza, dall’altro avrebbe dovuto condurre la Politica a speciale prudenza.

Prudenza che, invece, è mancata, essendosi deciso di prorogare temporalmente e di estendere soggettivamente un obbligo vaccinale di fatto che, si manifesta come una dispotica, pericolosa, imposizione. 

2 – Il tutto per non parlare del fatto che la scienza e men che meno le case farmaceutiche che producono il siero contro la Covid-19 NON conoscono gli effetti indesiderati (gravie e non) a medio e lungo termine che l’inoculazione potrebbe cagionare. 

3 – Come indicato anche sui foglietti illustrativi dei sieri covid (“bugiardini”):“Non sono stati effettuati studi d’interazione” con altri medicinali (quindi non è dato sapere cosa succede se il paziente è in cura per delle patologie).

4 – Così come è indicato anche sui foglietti illustrativi dei sieri covid (“bugiardini”) che: “La somministrazione concomitante di Comirnaty [ma è scritto anche sui bugiardini degli altri sieri] con altri vaccini non è stata studiata.”.

5 – Così come è indicato anche sui foglietti illustrativi dei sieri covid (“bugiardini”), come i medesimi non diano una protezione totale dall’infezione (che tutelerebbe lo stato di salute del singolo e l’interesse alla salute della collettività e, quindi, potrebbe legittimare l’obbligo vaccinale ex art. 32 Cost.), invece, le case farmaceutiche dichiarano espressamente nei bugiardini che: ”    …è indicato per l’immunizzazione attiva per la prevenzione di COVID-19…”, quindi non garantiscono l’immunizzazione e, conseguentemente, manca in nuce quella “mancanza di benefici della collettività” , richiesta quale condicio sine qua non per poter limitare e conrobilanciare il diritto alla salute del singolo (leggasi: imporre la vaccinaizone obbligatoria). In tal senso Cfr. Trib. Firenze, sez. II, ord. 6.7.22: “la mancanza di benefìci della collettività; rilevato infatti che l’art. 32 cost. all’interno della carta costituzionale “personocentrica” dopo l’esperienza del nazi-fascismo non consente di sacrificare il singolo individuo per un interesse collettivo vero o supposto e tantomeno consente di sottoporlo a sperimentazioni mediche invasive della persona”.

6 – i vari sieri contro la Covid-19 hanno avuto una autorizzazione cd. “fast-track” ovvero, NON è stata effettata la sperimentazione clinica ministeriale prima della commercializzazione (per saperne di più sull’iter di approvazione di un farmaco, clicca qui), conseguentemente, i vari sieri sono sperimantali (in tal senso per tutte Cfr. Trib. Firenze, sez. II, ord. 6.7.22 ), la cui sperimentazione avviene direttamente sulla popolazione vaccinata e (post commercializzazione) viene altresì eseguita dalle Case Farmaceutiche (quindi non organi indipendenti) su dei campioni di persone.

Inutile dirsi come in questo contesto, quantomeno di incertezza scientifica e ut supra documentata la mancanza dei presupposti per la legittimità di un obbligo (anche de facto) vaccinale, non ci si può esimere dal dare atto della irreversibilità degli effetti del trattamento vaccinale proposto/imposto che, in quanto tale, è contrastante con i diritti fondamentali della nostra Costituzione come, ad esempio, quello della disponibilità del corpo (tradizionalmente protetta dalla garanzia dell’habeas corpus, che è il cuore dell’art. 13 Cost., e dovrebbe esserlo anche del sistema delle libertà previste in Costituzione) sarebbe già stata violata in modo irreversibile, in quanto, non ci si può “svaccinare”.

Si noti altresì come a livello di tecnica legislativa, l’introduzione di un siffatto obbligo vaccinale con un decreto legge, ex se provvisorio ed esposto alla possibile decadenza con efficacia retroattiva del decreto medesimo (quando tuttavia ha – con forza di legge- imposto la vaccinazione), è di per se un ossimoro in quanto, i soggetti a quel punto vaccinati, non si possono “svaccinare”. 

Concludendo, varrà rilevare come, nel contesto pandemico, il Principio di Precauzione è stato illegittimamente ignorato dal mondo politico, legislativo e giurisprudenziale, ma si spera che nelle prossime pandemie (che i mass media continuano a preannunciare) da parte delle Istituzioni vi sia più responsabilità e senso etico. 

Come faccio a sapere quale vaccino mi è stato somministrato?

La scheda informativa del tipo di vaccino è allegata al modulo di consenso informato.

Al termine della vaccinazione viene inviato il certificato vaccinale nel Fascicolo sanitario elettronico (FSE), dov’è indicato il vaccino utilizzato ed il numero di lotto. Se al momento della vaccinazione non hai l’accesso al fascicolo sanitario elettronico devi chiedere la stampa del certificato vaccinale agli operatori del punto vaccinale.

NB: i lotti riportati in questo articolo sono indicati sulla base di fonti istituzionali e segnalazioni volontarie, i dati ut supra riportati potrebbero subire variazioni in difetto o eccesso, si declina ogni responsabilità sui medesimi.

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