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I Danni da vaccinazione possono essere provati anche senza consenso scientifico sul nesso di causalità – Sentenza della Corte di Giustizia Europea, sez. II, causa C-621-15 – del 21.6.17.

Abstract

In mancanza di unanime consenso scientifico, nel caso in cui vi siano indizi gravi, precisi e concordanti che consentono di ricondurre una malattia/danno alla vaccinazione, può ritenersi che il vaccino sia difettoso e non sicuro, conseguentemente, si ha diritto al risarcimento del danno (indennizzio da vaccinazione).

La Corte di Giustizia Europea con la sentenza in epigrafe è intervenuta far chiarezza su un argomento molto importante e caldo, inerente, da un lato, alla responsabilità del produttore (azienda farmaceutica) e dall’altro in merito alla protezione del consumatore (soggetto vaccinato/danneggiato), in particolare la Corte UE è stata chiamata a pronunciarsi su due quid iuris:

  • se il nesso di causalità (la riconducibilità) tra la malattia/danno e l’inoculazione di un vaccino può ritenersi provata con presunzioni gravi, precise e concordanti qualora vi sia mancanza di uniformità di vedute dal punto di vista scientifico.
  • Se con la presenza di indizi gravi, precise e concordanti tra malattia/danno e vaccinazione possa dirsi provata la sussistenza di un difetto del vaccino (aprendo così il campo al risarcimento del danno / indennizzo).

Tutto parte dal quadro normativo europeo di riferimento dove viene espressamente sancito che Il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto (ex Art. 1 Dir. UE 85/374), e Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:

a) la presentazione del prodotto,

b) l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato,

c) il momento della messa in circolazione del prodotto” (ex Art. 6 par. 1 Dir. UE 85/374)

mentre, dal canto suo, Il danneggiato deve provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno (ex Art. 4 Dir. UE 85/374).

sul punto, la Corte, evidenzia come non possa essere richiesto al danneggiato di fornire prova certa, tratta dalla ricerca medica, dell’esistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e l’insorgenza della malattia, in quanto, tale onere della prova sarebbe in contrasto con quanto richiesto dalla stessa direttiva, sottolineando come spetti ai giudici nazionali garantire che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da autorizzare la conclusione secondo cui l’esistenza di un difetto del prodotto appare, nonostante gli elementi prodotti e gli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza del danno, di modo che il difetto e il nesso di causalità possano ragionevolmente essere considerati dimostrati.

Più in particolare, la Corte UE, ai fini della sussistenza del nesso causale ritiene importanti gli indizi legati:

  • all’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni,
  • alla mancanza di precedenti personali e familiari correlati a tale malattia/danno
  • alla prossimità temporale tra la somministrazione di un vaccino e l’insorgenza di una malattia/Danno (ndr. tuttavia si sottolinea come sia le Case Farmaceutiche sia i Ministeri della Sanità dei vari Governi non siano in grado di indicare i danni che i sieri contro la Covid possano produrre nel medio-lungo termine, quindi, il requisito temporale non può essere ritenuto in via esclusiva dirimente in relazione al nesso causale).

Ciò posto, conclude la Corte UE, come

nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti, che, in quanto tali, sono idoeni a indurre il giudice nazionale a ritenere la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia/danno.

In virtù di quanto esposto, si evince come, da un lato, la somministrazione del vaccino costituisce la spiegazione più plausibile dell’insorgenza della malattia e, dall’altro, come tale vaccino non offre quindi la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze (ex Art. 6 par. 1 Dir. UE 85/374), in quanto esso determina un danno anomalo e particolarmente grave al paziente che, con riferimento a un prodotto di questa natura e alla luce della sua funzione, può in effetti legittimamente attendersi un grado elevato di sicurezza (Cfr., ex mutlis, amplius, sentenza del 5 marzo 2015, Boston Scientific Medizintechnik, C-503/13 e C-504/13, EU:C:2015:148, punto 39), 

Avv. Michele Cattadori

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