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Green pass al lavoro, Tribunale di Napoli – 13.03.2023

La prevenzione del contagio nei vaccini covid è prossima allo zero. Quindi, viene meno il presupposto normativo dell’obbligo vaccinale e dell’esibizione del “green pass” nei luoghi di lavoro. La Corte Costituzionale nelle sue sentenze, non ha colto il focus del problema. Giudice Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli – Sentenza 13.03.2023

Il Caso

Un militare che non si era inoculato la terapia genica sperimentale contro la Covid-19 (quindi non in possesso del “green pass”), è andato al lavoro (entrato in caserma). Dal che gl’è stato contestato il reato di forzata consegna (ex artt. 140, 47 n. 2 del Codice Penale Militare).

Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli statuisce con la formula più ampia l’insussistenza di reati sul punto (non luogo a provvedere ex art. 425, co. 1, c.p. perché il fatto non sussiste).

Abstract

la Corte Costituzionale fonda le proprie decisioni sulla legittimità dell’obbligo vaccinale, sulla considerazione che l’efficacia dei vaccini in relazione al potere di evitare di contrarre il covid in forma acuta, ma tali sentenze non possono vincolare il Tribunali del merito nell’interpretazione della legge.

Ciò posto, il GUP di Napoli, ha invece correttamente rilevato come, ciò che serve valutare per decidere se l’obbligo vaccinale è giusto o no (legittimità/illegittimità dell’obbligo vaccinale), è la capacità o meno del “vaccino” di impedire il contagio.

Il GUP ha quindi svolto una analisi sul potere di prevenzione del contagio dei vaccini, evincendo che “non solo non è pari o vicina al 100% ma si è di fatto rilevata prossima allo zero”.

In virtù di questi motivi, il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli statuisce con la formula più ampia l’insussistenza di reati sul punto (non luogo a provvedere ex art. 425, co. 1, c.p. perché il fatto non sussiste).

Breve Premessa per meglio sapersi orientare e capire

Premesso che, da un lato, abbiamo la Scienza, che è “l’insieme delle cognizioni acquisite attraverso la ricerca scientifica”. (voc. Treccani)

Non un dogma ma un metodo di acquisizione di conoscenze, il quale, in base alla tecnica ed al sapere di un determinato momento storico, produce dei risultati.

Ad esempio: allo stato della conoscenza del 1633 la scienza riteneva che la terra fosse al centro dell’universo mentre Galileo sosteneva che vi fosse il sole e questo lo portò alla condanna! La stessa scienza, in virtù delle nuove conoscenze e tecniche, oggi da ragione a Galileo!

Dall’altro lato abbiamo la giurisprudenza (le sentenze) creata dalla magistratura, la quale, costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. L’autonomia e indipendenza sono tutelate dalla Costituzione (agli artt. 3, 107 c.1) così da essere sicuri che i Giudici possano applicare e interpretare le leggi senza influenze.

È normale ci siano correnti di pensiero differenti in virtù delle quali lo stesso caso potrebbe avere sentenze diametralmente opposte a seconda che venga deciso dall’uno o dall’altro giudice. La Corte di Cassazione cerca poi di uniformare l’interpretazione della legge (nomofilachia).

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La decisione del Tribunale e le sue motivazioni

(qui la sentenza per intero)

La succitata premessa viene ribadita anche, nel caso odiernamente in esame, dal Tribunale di Napoli, il quale mostra di aver considerato le ultime pronunce della Corte Costituzionale del 30 novembre 2022 (sentenze nn. 14 e 15 / 2023) sulla legittimità dell’obbligo vaccinale ed, in punto, il Tribunale partenopeo precisa, giustamente, che le succitate sentenze della Corte Costituzionale non hanno alcun effetto vincolante (a livello interpretativo) per i Giudici di merito, in quanto, il potere di uniformare l’interpretazione della legge (funzione nomofilattica) spetta solo alla Corte di Cassazione che è il solo organo supremo della giustizia.

Sulla base del succitato assunto, il GUP di Napoli, libero di fare le proprie valutazioni, fa una deduzione tanto semplice quanto fondamentale: “i vaccini per SARS-CoV-2 in commercio non sono strumenti atti in alcun modo a prevenire il contagio dal virus.

Qui non si discute, peraltro, come è evidente, della inidoneità o meno dei vaccini in commercio a prevenire le forme acute di malattia, che è tutt’altra questione, non di interesse per il presente giudizio, bensì della capacità, o meglio della incapacità, di tali vaccini quale strumento di prevenzione del contagio.” è, infatti, la comprensione della capacità o meno di impedire il contagio che serve per decidere se l’obbligo vaccinale è giusto o no (legittimità/illegittimità dell’obbligo vaccinale);

mostrando così come la Corte Costituzionale non abbia focalizzato il punto della questione e, per l’effetto, il Tribunale di Napoli pubblica una sentenza le cui conclusioni sono diametralmente opposte rispetto alla decisione della Corte Costituzionale.

Ciò, in quanto, continua il Giudice Napoletano, andando ad analizzare l’idoneità dei vaccini commercializzati ad impedire di essere contagiati e di contagiare a propria volta, e quindi, l’analisi dei vaccini quale strumento di prevenzione del contagio, si evince che “non solo non è pari o vicina al 100% ma si è di fatto rilevata prossima allo zero”.

Il Tribunale prosegue facendo valutazioni tanto semplici quanto fondamentali, le quali, però, vanno evidentemente ricordate: la scienza, allorchè studia e ricerca un fenomeno ancora ignoto -quale appunto è il nuovo virus – non è costituita da un monolitico blocco di granitica certezza bensì si manifesta piuttosto inizialmente nella forma di ipotesi scientifiche alternative e spesso contrastanti.”… “Il Giudice, quindi, non può limitarsi a recepire passivamente e supinamente dei dati scientifici ancora non definitivi e provvisori, sia pure se provenienti dalle autorità nazionali ed internazionali preposte alla ricerca scientifica, con apodittici richiami a tali dati.

Al contrario, il Giudice è tenuto ad operare un vaglio critico su tali dati, debitamente illustrando quale ipotesi scientifica ritenga applicabile al caso concreto e per quali motivi.”.

dal punto di vista epidemiologico, vaccinati e non vaccinati, vanno necessariamente trattati come soggetti tra loro sostanzialmente equivalenti.”.

i vaccinati come i non vaccinati si infettano ed infettano gli altri. La scienza ci dice che non è stata fatta alcuna sperimentazione che dimostri come il vaccinato non si contagi e non contagi a sua volta”. (Cfr. altresì Tribunale di l’Aquila, settore Lavoro e Previdenza, sentenza del 23 novembre 2022).

Ed ancora, sempre la giurisprudenza di merito ha chiarito che “i contagi avvengano comunque e non si sono mai interrotti, nonostante la campagna vaccinale pluriennale”.

fatto notorio, perché tutti sanno che i vaccini non impediscono il contagio; dunque vaccinati e non vaccinati sono vettori virali indistintamente; trovandosi in situazioni identiche non è pensabile un trattamento discriminatorio dei non vaccinati” (Tribunale Ordinario di Firenze, Sezione Seconda Civile, sentenza del 31 ottobre 2022)”.

venendo quindi meno il presupposto normativo dell’obbligo vaccinale e dell’esibizione del “green pass” nei luoghi di lavoro – perl’inefficacia, in punto di fatto dei vaccini attualmente in commercio a prevenire che il vaccinato si contagi a sua volta – ne consegue quindi anche il difetto di offensività delle condotte contrarie a tale disposto normativo ovvero contrarie agli atti amministrativi fondati su tale disposto”.

Per Questi Motivi

Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli statuisce con la formula più ampia l’insussistenza di reati sul punto (non luogo a provvedere ex art. 425, co. 1, c.p. perché il fatto non sussiste).

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Potete scaricare il pdf della sentenza cliccando su questa riga

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