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Consenso (Dis)-Informato prima della Vaccinazione – Risarcimento del danno

È proprio così, se al momento della vaccinazione il medico non ti aveva spiegato per bene a cosa andavi in contro con la vaccinazione (dandoti tutte le informazioni necessarie affinché tu potessi prendere una scelta informata e consapevole di quello che ti stavi per far iniettare), allora potresti aver diritto a un risarcimento del danno.

Breve Premessa per meglio sapersi orientare e capire

Il consenso informato è la legittimazione e fondamento dell’intervento del medico, in quanto senza di esso tale intervento è considerato illecito anche qando è stato compiuto nell’interesse del paziente.

Il diritto al consenso informato del paziente è espressione di un diritto diritto assoluto dell’uomo costituzionalmente protetto (ex Artt. 2, 13[1], 32 co. II[2] della Costituzione), che trova fondamento e sintesi in due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura ed ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, così come quello di conoscere le eventuali terapie alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, proprio al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, quindi, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, secondo comma, della Costituzione.

Ciò posto, la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni (Cfr. ex mutils Cass. 11950/2013):

  1. un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente (su cui grava il relativo onere probatorio) se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti;
  2. nonchè un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, il quale sussiste quando (a causa del deficit informativo), il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute”. (cfr. ex multis Cass. Civ. 2854/2015; Cass. Civ. 24220/2015; Cass. 24074/2017; Cass. 16503/2017).

In specie, il consenso del paziente, per essere informato, deve essere prestato in modo libero, consapevole, attuale e manifesto (Cfr. C. Cost. n. 438 del 23.12.2008).

In merito al contenuto dell’informativa del consenso, la Giurisprudenza (Cfr. ex plurimis Cass. 23328/2019) ha statuito che l’informativa debba essere svolta:

  • in modo completo ed esaustivo (Cfr. Cass., sez. III, 11.12.2013 n. 27751)
  • globale[3], deve coprire non solo l’intervento nel suo complesso, ma anche ogni singola fase di esso [4] (Cass. 16633/2023)
  • debba basarsi su informazioni dettagliate[5], aggiornate ed idonee a fornire la piena conoscenza della natura,
  • della portata
  • ed estensione dell’intervento medico-chirurgico/vaccinazione,
  • dei suoi rischi,
  • dei risultati conseguibili e
  • delle possibili conseguenze negative,
  • dei rischi anche ridotti[6] (Cfr. Cass, III, 27751/2013)
  • statisticamente eccezionali (Cfr. Cass, III, 27751/2013), tutti i rischi prevedibili, compreso quelli statisticamente meno probabili (Cfr. Cass, III, 16633/2023[7])
  • di scarso rilievo (Cfr. Cass, III, 27751/2013)

il tutto con l’unico limite degli eventi imprevendibili e fortuiti[8].

In relazione alle modalità con cui deve essere prestato il consenso, varrà rilevare che:

  • Deve essere ricevuto prima dell’esecuzione dell’intervento/vaccinazione (Cfr. C. App. Milano n. 3634/19).
  • Non può essere orale (Cfr. amplius Cass. 19212/15)
  • Non è idonea la mera sottoscrizione di un modulo del tutto generico (Cfr. Cass. Sez III – 19.09.2019 n. 23328; Cass., 4/2/2016, n. 2177)
  • No moduli prestampati carenti di informazione specifica relativa al trattamento proposto e recanti meramente informazioni generiche in merito ai rischi ed alle possibili conseguenze dell’operazione (Cfr. ex multis Corte Appello di Milano Sez. II, sentenza 05.09.2019 n. 3634)
  • N.B. il documento scritto deve costituire l’approdo di un percorso informativo (Cass. 321124/19)[9]
  • N.B. con la sottoscrizione del modulo non c’è presunzione di espletamento dell’incombente. (“la mera sottoscrizione di un modulo di consenso informato non è idonea a far presumere che il medico abbia comunicato oralmente al paziente tutte le informazioni necessarie che egli era obbligato a fornire a tal fine”. Cass. n. 26827/2017)

In buona sostanza, dunque, il medico viola l’obbligo di fornire idonea informativa al paziente, “non solo quando omette del tutto di riferirgli della natura della cura prospettata, dei relativi rischi e delle possibilità di successo, ma anche quando ne acquisisca con modalità improprie il consenso”. (cfr. Cass. 7248/2018).

N.B.: È onere della struttura e del medico provare l’adempimento dell’obbligazione di aver fornito un’informazione completa ed effettiva sul trattamento sanitario e sulle sue conseguenze (Cfr. Cass., 9/2/2010, n. 2847, Trib. MO 668/22 [10]),

Se non è stato rispettato anche solo uno dei succitati requisiti è meglio informarsi meglio in quanto si potrebbe aver diritto al risarcimento del danno.

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• Non sei soddisfatto delle motivazioni che ti sono state date dai medici sui tuoi effetti avversi?
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Voglio saperne di più per capire meglio.

1 – Approfondimento

La disciplina del rapporto medico-paziente ha radici lontane e fonda i propri principi e disciplina nel giuramento di Ippocrate, in virtù del quale, ancora oggi, i medici, prima dell’ingresso nella professione, giurano “di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo”, e di “di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza” ed altresì giurano “di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto”.

Da ciò ne discende un etica medica paternalistica; una concezione etica che prescrive di agire o di omettere di agire, per il bene di una persona.

I principi etici che sono alla base del paternalismo sono il principio di beneficenza, che prescrive l’obbligo di agire per il bene del paziente ed il principio di non maleficenza (“primum non nocere”), che esprime l’obbligo di non arrecare danno al paziente.

In virtù di detti principi, il nuovo Codice Deontologico della professione medica (approvato il 18-5-2014) vieta al medico di intraprendere qualsiasi attività diagnostica o terapeutica in mancanza di consenso informato del paziente ed in specie, all’art. 35, sancisce espressamente “che il medico non deve intraprendere attività diagnostica o terapeutica senza l’acquisizione del consenso informato o in presenza del dissenso informato del paziente”, ulteriormente precisando, all’art. 33, che “il medico garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulla prevenzione, sul percorso diagnostico, sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia e sulle eventuali alternative diagnostico-terapeutiche, sui prevedibili rischi e complicanze, nonché sui comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura. Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza. Il medico rispetta la necessaria riservatezza dell’informazione e la volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro soggetto l’informazione, riportandola nella documentazione sanitaria. Il medico garantisce al minore elementi di informazione utili perché comprenda la sua condizione di salute e gli interventi diagnostico-terapeutici programmati, al fine di coinvolgerlo nel processo decisionale”.

L’art. 33 del Codice deontologico prevede, pertanto, altresì, la possibilità, per il paziente, di indicare terze persone quali destinatarie dell’obbligo informativo, prevedendo così una sorta di «diritto a non essere informato»: il paziente, pur rifiutando ogni informazione, potrà indicare una o più persone (parenti, amici, operatori sociali, medici di famiglia ecc.) alle quali i sanitari potranno fornire notizie sulla malattia.

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2 – Fonti  Normative Nazionali e internazionali

Tali principi trovano altresì fondamento nella Carta Fondamentale del nostro ordinamento agli artt 2, 13 e 32 della Costituzione, la cui espressione dei medesimi si rinviene nella legge 22 dicembre 2017 n. 219 (norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento).

La necessità che il paziente sia posto in condizione di conoscere il percorso terapeutico si evince, altresì, da diverse leggi nazionali che disciplinano specifiche attività mediche: ad esempio, dall’art. 3 della legge 21 ottobre 2005, n. 219 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati), dall’art. 6 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nonché dall’art. 33 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), il quale prevede che le cure sono di norma volontarie e nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se ciò non è previsto da una legge.

Tali fondamenti trovano paternità anche a livello di diritto internazionale, in particolare all’art. 24 della Convenzione sui diritti del fanciullo, firmata a New York il 20 novembre 1989 (ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176[11]), premesso che gli Stati “riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione”, dispone che “tutti i gruppi della società in particolare i genitori ed i minori ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore”.

L’art. 5 della Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, firmata ad Oviedo il 4 aprile 1997 (ratificata dall’Italia con legge 28 marzo 2001, n. 145), prevede che un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso libero ed informato”; l’art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, sancisce, poi, che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica” e che nell’ambito della medicina e della biologia deve essere in particolare rispettato, tra gli altri il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge”.

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3 – Rapporto Medico-Paziente e Principio di Precauzione

Anche in ossequio al succitati disposti (“primum non nocere”) è stato codificato il principio normativo e etico di precauzione (per saperne di più sul principio di precauzione clicca qui).

Infatti, il princpio di precauzione trova pregnante applicazione nel rapporto medico-paziente specie nei casi in cui il quadro patologico non è ancora chiaro ed a livello scientifico non sussiste uniformità di vedute sui trattamenti consigliati in determinate casistiche ciò, in quanto, il principio di precauzione non si applica a rischi già identificati, ma a rischi ipotetici o basati su indizi di cui non si ha ancora una conoscenza scientifica piena o parziale che sia.

In buona sostanza, il principio de quo, non si basa sulla disponibilità di dati che provino la presenza di un rischio, ma sull’assenza di dati che assicurino il contrario e questo influisce sulle scelte del medico, il tutto in applicazione anche di quell’ etica medica paternalistica che prescrive di agire o di omettere di agire, per il bene di una persona.

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4 – Rapporto Medico-Paziente, natura giuridica di Contratto Sociale qualificato?

I principi etici e deontologici della professione medica trovano fondamento anche dal punto di vista normativo, in specie nel rapporto fiduciario tra medico e paziente, essendo che il paziente ripone il proprio legittimo affidamento sulla professionalità, capacità, competenza dell’esercente la professione sanitaria che il medico riveste in virtù dello status o ruolo rivestito rispetto al paziente che, inevitabilmente, induce quest’ultimo a confidare nella realizzazione di determinate aspettative (secondo il principio del legittimo affidamento), essendo così riconosciuta, al medico, una posizione di garanzia e su ci gravano, secondo l’ordinamento, determinati obblighi di protezione nei confronti di chi si sia affidato alle sue cure.

Storicamente, l’inquadramento giuridico de quo, nasce dall’idea che da un rapporto di fatto tra soggetti nascano delle obbligazioni cui applicare la disciplina contrattualistica, intuizione sorta della dottrina tedesca che è stata, poi, oggetto di successiva rielaborazione concettuale.

Empiricamente è, infatti, possibile osservare come nella realtà ben possano verificarsi situazioni in cui le parti entrino in contatto, pur in assenza di uno specifico vincolo di matrice contrattuale.

Queste ultime non possono, quindi, ragionevolmente considerarsi come “estranee”, alla stregua di quanto presupposto dall’art. 2043 c.c., norma cardine in materia di responsabilità aquiliana.

Dottrina e giurisprudenza si sono così interrogate circa la fonte normativa che potesse costituire la base giuridica della figura in esame che finisce per collocarsi in una zona di confine tra il contratto e l’illecito di natura extracontrattuale o aquiliana.

Il rapporto che in tal modo si instaura, infatti, non risulta limitato al solo rispetto del dovere scaturente dal precetto di ordine e portata generale del neminem laedere o alterum non laedere, ma costituisce un quid pluris che si sostanzia nell’obbligo di collaborazione in vista della realizzazione di un determinato scopo.

Tale concezione dottrinale ha trovato paternità anche nella nostra dottrina, ove è stato autorevolmente[12] rilevato un dovere di diligenza che impone l’osservanza, ad esempio, delle regole dell’arte che attengono ad una data professione e, nel contempo, il dovere di comportarsi secondo i dettami della buona fede oggettivamente intesa, quale regola comportamentale ex art. 1375 c.c. e della correttezza di cui all’art. 1175 c.c., tenendo una condotta tesa alla protezione della sfera giuridica altrui.

Detto inquadramento dottrinario è stato palmarmente accolto anche dalla giurisrudenza nazionale, la quale, sino a tempi recenti ha pacificamente riconsociuto la sussistenza di un contatto sociale qualificato, idoneo ex art. 1173 c.c. a produrre obbligazioni, laddove sia ravvisabile una relazione, volontariamente istauratasi tra due soggetti determinati che, in ragione della speciale qualità di uno di essi, sia idonea ad ingenerare nell’altro un affidamento circa l’adempimento di obblighi di protezione ed informazione, in ossequio al dovere di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost. Da tale relazione, come più volte chiarito dalla Corte di Cassazione, derivano, a carico del soggetto qualificato, non già obblighi di prestazione ai sensi art. 1174 c.c., bensì obblighi di buona fede, di protezione e di informazione (cfr. ex multis, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 24071 del 13/10/2017).

In dottrina, è stata autorevolmente[13] rilevato come, tra i soggetti in questione, si instauri così un rapporto specifico comportante l’esecuzione di prestazioni, per cui si ritiene che al medico (prestatore) sarà ascrivibile la responsabilità non solo di aver cagionato un danno, ma anche di non aver fatto conseguire al destinatario il risultato che questi poteva ragionevolmente attendersi, in virtù della sua posizione, status e, quindi, delle specifiche conoscenze scientifiche, competenze tecniche e specialistiche necessarie per esercitare una determinata professione o ricoprire un certo ruolo.

Il rapporto in questione viene definito come “di fatto” proprio per sottolineare l’assenza di un formale accordo sottoscritto dalle parti e, ciononostante, in virtù della relazione che si instaura tra due o più soggetti, nasce un vincolo al quale l’ordinamento giuridico attribuisce comunque rilevanza.

L’orientamento ormai pacifico e da tempo consolidato in dottrina e giurisprudenza potrebbe essere messo in crisi dall’entrata in vigore della Legge n. 24/2017 c.d. Legge Gelli- Bianco, con la quale il legislatore è entrato “come un elefante in una cristalleria”, incurante dei principi, logiche e equilibri del diritto, statuendo, con un colpo di spugna, all’ art. 7, un espresso riferimento (immotivato e giuridicamente illogico) all’art. 2043 c.c. in tema di responsabilità aquiliana.

Di contro, si è obiettato che, fermo restando l’onere in capo al paziente di provare il nesso eziologico tra condotta ed evento di danno (Cfr., per tutte, Cass. 19204/2018),  non potrebbe comunque ritenersi che il predetto non abbia avuto contatti con il medico -si pensi anche al tema del consenso informato- per cui quasi sempre a livello pratico di contatto sociale qualificato si potrà discorrere.

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5 – Diritto alla salute e diritto all’autodeterminazione

Per quanto concerne il diritto alla salute trovi un bell’articolo cliccando qui.

mentre, per quanto concerne il diritto all’autodeterminazione, è sicuramente esplicativa la definizione datane dalla Corte Costituzionale, per la quale, il diritto all’autodeterminazione, rappresenta “una doverosa ed inalienabile forma di rispetto per la libertà dell’individuo nonché uno strumento relazionale volto al perseguimento ed alla tutela del suo interesse ad una compiuta informazione che si sostanzia nell’indicazione delle prevedibili conseguenze del trattamento sanitario, del possibile verificarsi di un aggravamento delle condizioni di salute, dell’eventuale impegnatività in termini di sofferenze, del percorso riabilitativo post-operatorio” (Corte Cost. 438/2008).

La succitata pronuncia del giudice delle leggi è di particolare pregio in quanto ha portato un quid novi consistente nell’enunciazione dell’esistenza di un diritto autonomo all’autodeterminazione in ordine alla propria salute distinto dal diritto alla salute stesso.

Anche la giurisprudenza di legittimità e di merito ha mostrato di riconoscere e dare voce a tale diritto, in particolare, riconoscendo espressamente il “diritto di autodeterminazione terapeutica in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale” quale “diritto personalissimo del soggetto di spessore costituzionale” (Cass. civ. Sez. Un., 13 novembre 2008, n. 27145) ed ancora: “appartiene ai diritti inviolabili della persona, ed è espressione del diritto all’autodeterminazione in ordine a tutte le sfere ed ambiti in cui si svolge la personalità dell’uomo, fino a ricomprendere anche la consapevole adesione al trattamento sanitari” (Trib. Milano sez. V, 4 marzo 2008). Fino a giungere anche a riconoscere la risarcibilità dei pregiudizi di tipo esistenziale quale conseguenza della lesione di un diritto inviolabile della persona ad opera della Suprema Corte a Sezione Unite (11 Novembre 2008 n. 26972-26975).

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6 – Conclusioni e risarcimento del danno.

In conclusione, varrà rilevare come i principi di riferimento si muovono sull’assunto che il paziente ha la legittima pretesa di conoscere con la necessaria e ragionevole precisione le conseguenze dell’intervento medico, onde prepararsi ad affrontarle con maggiore e migliore consapevolezza, atteso che la nostra Costituzione sancisce il rispetto della persona umana in qualsiasi momento della sua vita e nell’integralità della sua essenza psicofisica, in considerazione del fascio di convinzioni morali, religiose, culturali e filosofiche che orientano le sue determinazioni volitive (Cfr. amplius Cass. n. 21748/2007; Cass. 23676/2008, in tema di trasfusioni salvavita eseguite al testimone di Geova contro la sua volontà).

Ad una corretta e compiuta informazione consegue, difatti:

  1. il diritto, per il paziente, di scegliere tra le diverse opzioni di trattamento medico;
  2. la facoltà di acquisire, se del caso, ulteriori pareri di altri sanitari;
  3. la facoltà di scelta di rivolgersi ad altro sanitario e ad altra struttura, che offrano maggiori e migliori garanzie (in termini percentuali) del risultato sperato, eventualmente anche in relazione alle conseguenze post-operatorie;
  4. il diritto di rifiutare l’intervento o la terapia – e/o di decidere consapevolmente di interromperla;
  5. la facoltà di predisporsi ad affrontare consapevolmente le conseguenze dell’intervento, ove queste risultino, sul piano postoperatorio e riabilitativo, particolarmente gravose e foriere di sofferenze prevedibili (per il medico) quanto inaspettate (per il paziente) a causa dell’omessa informazione.

Possono, pertanto, prospettarsi le seguenti situazioni:

  1. omessa/insufficiente informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta colposa del medico, a cui il paziente avrebbe in ogni caso scelto di sottoporsi nelle medesime condizioni, hic et nunc: in tal caso, il risarcimento sarà limitato al solo danno alla salute subito dal paziente, nella sua duplice componente, morale e relazionale (sul punto, Cass. 901/2018);
  2. omessa/insufficiente informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta colposa del medico, a cui il paziente avrebbe scelto di non sottoporsi: in tal caso, il risarcimento sarà esteso anche al danno da lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente;
  3. omessa informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta non colposa del medico, a cui il paziente avrebbe scelto di non sottoporsi: in tal caso, il risarcimento, sarà liquidato con riferimento alla violazione del diritto alla autodeterminazione (sul piano puramente equitativo), mentre la lesione della salute – da considerarsi comunque in relazione causale con la condotta, poichè, in presenza di adeguata informazione, l’intervento non sarebbe stato eseguito – andrà valutata in relazione alla situazione differenziale tra quella conseguente all’intervento e quella (comunque patologica) antecedente ad esso;
  4. omessa informazione in relazione ad un intervento che non ha cagionato danno alla salute del paziente (e che sia stato correttamente eseguito): in tal caso, la lesione del diritto all’autodeterminazione costituirà oggetto di danno risarcibile tutte le volte che, e solo se, il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse.

Condizione di risarcibilità

Condizione di risarcibilità (in via strettamente equitativa) di tale tipo di danno non patrimoniale è che esso varchi la soglia della gravità dell’offesa secondo i canoni delineati dagli arresti di questa Corte (cfr Cass. SSUU 26972/2008 e Cass. 26975/2008) con i quali è stato condivisibilmente affermato che il diritto, per essere oggetto di tutela risarcitoria, deve essere inciso oltre un certo livello minimo di tollerabilità, da determinarsi dal giudice nel bilanciamento con il principio di solidarietà secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico.

Sul punto si ricoda come, anche in ossequio alle garanzie del giusto processo di cui all’art. 6 CEDU il giudice deve operare l’integrale risarcimento del danno attraverso un’adeguata personalizzazione, che non può risolversi in una liquidazione irrisoria.

Dovendo il Giudice tener in debito conto (ed è onere della prova della parte) provare, ai fini della personalizzazione del danno:

  • le sofferenze e l’intensità delle medesime,
  • paterni d’animo,
  • eventuali stati psicofisici (depressione)

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7 – Rassegna delle più significative pronunce giurisprudenziali

Cassazione civile sez. III, 07/10/2021, n.27268

In tema di attività medico-chirurgica i confini entro cui ci si deve muovere ai fini del risarcimento in tema di consenso informato sono i seguenti: a) nell’ipotesi di omessa o insufficiente informazione riguardante un intervento che non abbia cagionato danno alla salute del paziente e al quale è egli avrebbe comunque scelto di sottoporsi, nessun risarcimento sarà dovuto; b) nell’ipotesi di omissione o inadeguatezza informativa che non abbia cagionato danno alla salute del paziente ma che gli ha impedito tuttavia di accedere a più accurati attendibili accertamenti, il danno da lesione del diritto costituzionalmente tutelato all’autodeterminazione sarà risarcibile qualora il paziente alleghi che dalla omessa informazione siano comunque derivate conseguenze dannose, di natura non patrimoniale, in termini di sofferenza soggettiva e di contrazione della libertà di disporre di sé, in termini psichici e fisici.

Cassazione civile sez. III, 06/10/2021, n.27112

Il consenso informato va acquisito anche qualora la probabilità di verificazione dell’evento sia così scarsa da essere prossima al fortuito o, al contrario, sia così alta da renderne certo il suo accadimento, poiché la valutazione dei rischi appartiene al solo titolare del diritto esposto e il professionista o la struttura sanitaria non possono omettere di fornirgli tutte le dovute informazioni.

Cassazione civile sez. III, 25/06/2021, n.18283

In materia di danno non patrimoniale, anche da violazione del consenso informato, la prova del medesimo può essere dal danneggiato fornita con ogni mezzo e pertanto anche per presunzioni. Nel caso di specie, è evidente come risulti violato il sopra richiamato principio in base al quale il danno non patrimoniale, il cui ristoro – diversamente dal danno patrimoniale – non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione imponendosene pertanto sempre la valutazione equitativa.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2021, n.8163

In tema di responsabilità medica, la lesione del consenso informato è risarcibile autonomamente se il paziente prova la diversa volontà. A dirlo è la Cassazione che delinea, ai fini risarcitori, effetti e limiti della lesione del diritto al consenso informato. La Suprema corte, da una parte, ribadisce che il diritto all’autodeterminazione è diritto autonomo e distinto rispetto al diritto alla salute; dall’altra, ricorda che è sempre richiesto un giudizio controfattuale su quale sarebbe stata la scelta del paziente ove fosse stato correttamente informato. Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso di una donna che chiedeva venisse accertata la responsabilità di due chirurghi per due interventi successivi, nel 2007 e nel 2011, deducendo la violazione del consenso informato rispetto alle possibili complicanze poi effettivamente verificatesi. Sia il Tribunale che la Corte d’appello, a loro volta, avevano negato il risarcimento in quanto la paziente non aveva fornito la prova che se correttamente informata dei possibili esiti avrebbe rifiutato l’intervento.

Cassazione civile sez. III, 16/03/2021, n.7385

In tema di responsabilità medica, l’omessa diagnosi delle malformazioni del feto determina la lesione del diritto all’autodeterminazione procreativa della gestante consistente non solo nella opportunità di valutare se interrompere o meno la gravidanza, ma altresì nella possibilità di prepararsi, psicologicamente e materialmente, alla nascita di un bambino affetto da gravi patologie e pertanto necessitante di particolare accudimento.

Incorre in responsabilità civile l’azienda ospedaliera o il medico che, avendo colposamente omesso la diagnosi delle malformazioni del feto, abbiano leso il diritto all’autodeterminazione procreativa della gestante, anche nell’ipotesi in cui dovesse essere successivamente accertato che quest’ultima, ove correttamente informata, non avrebbe comunque interrotto la gravidanza.

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2021, n.5875

Nel caso in cui l’attore abbia chiesto con l’atto di citazione il risarcimento del danno da colpa medica per errore nell’esecuzione di un intervento chirurgico (e, quindi, per la lesione del diritto alla salute), e domandi poi in corso di causa anche il risarcimento del danno derivato dall’inadempimento, da parte dello stesso medico, al dovere di informazione necessario per ottenere un consenso informato (inerente al diverso diritto alla autodeterminazione nel sottoporsi al trattamento terapeutico), si verifica una mutatio libelli e non una mera emendatio, in quanto nel processo viene introdotto un nuovo tema di indagine e di decisione, che altera l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della controversia, tanto da porre in essere una pretesa diversa da quella fatta valere in precedenza.

Cassazione civile sez. III, 15/01/2021, n.653

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata, il medico che non informi correttamente e compiutamente la gestante dei rischi di malformazioni fetali correlate a una patologia dalla medesima contratta può essere chiamato a risarcire i danni conseguiti alla mancata interruzione della gravidanza, la quale si giustifica oltre il novantesimo giorno, ai sensi dell’art. 6, lett. b), della legge n. 194 del 1978, in presenza di un accertamento di processi patologici che possono provocare, con apprezzabile grado di probabilità, rilevanti anomalie del nascituro, idonei a determinare per la donna un grave pericolo – da accertarsi in concreto e caso per caso, senza che sia necessario che la malformazione si sia già prodotta o risulti strumentalmente o clinicamente accertata – per la sua salute fisica o psichica.

Cassazione civile sez. III, 04/11/2020, n.24471

In materia di responsabilità sanitaria, l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente assume diversa rilevanza causale a seconda che sia dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione o la lesione del diritto alla salute posto che, se, nel primo caso, l’omessa o insufficiente informazione preventiva evidenzia “ex se” una relazione causale diretta con la compromissione dell’interesse all’autonoma valutazione dei rischi e dei benefici del trattamento sanitario, nel secondo, invece, l’incidenza eziologica del deficit informativo sul risultato pregiudizievole dell’atto terapeutico correttamente eseguito dipende dall’opzione che il paziente avrebbe esercitato se fosse stato adeguatamente informato ed è configurabile soltanto in caso di presunto dissenso, con la conseguenza che l’allegazione dei fatti dimostrativi di tale scelta costituisce parte integrante dell’onere della prova – gravante sul danneggiato – del nesso eziologico tra inadempimento ed evento dannoso. Ciò non esclude comunque che, anche qualora venga dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione, sia indispensabile allegare specificamente quali altri pregiudizi, diversi dal danno alla salute eventualmente derivato, il danneggiato abbia subito, dovendosi negare un danno in “re ipsa”.

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24462

In assenza del consenso informato, l’ospedale deve risarcire la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, consistente nel meditare su possibili alternative all’intervento eseguito, o ricorrere a diverse strutture, o ancora di accettare psicologicamente l’idea di subire interventi demolitivi. Ad affermarlo è la Cassazione confermando la decisione già presa dai giudici di merito. Nel caso di specie, si trattava di un uomo che aveva convenuto in giudizio un’azienda ospedaliera e un medico per i pregiudizi cardiovascolari seguiti, a suo dire, all’inadempimento dell’obbligo al consenso informato relativamente a un intervento di angioplastica, che avrebbe potuto essere evitato seguendo una terapia farmacologica.

Cassazione civile sez. III, 26/08/2020, n.17806

Il risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione che si sia verificato per le non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, pur necessario ed anche se eseguito“secundum legem artis”, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, dovrà conseguire alla allegazione del relativo pregiudizio ad opera del paziente, riverberando il rifiuto del consenso alla pratica terapeutica sul piano della causalità giuridica ex art. 1223 c.c. e cioè della relazione tra evento lesivo del diritto alla autodeterminazione – perfezionatosi con la condotta omissiva violativa dell’obbligo informativo preventivo – e conseguenze pregiudizievoli che da quello derivano secondo un nesso di regolarità causale. Il paziente che alleghi l’altrui inadempimento sarà dunque onerato della prova del nesso causale tra inadempimento e danno, posto che: a) il fatto positivo da provare è il rifiuto che sarebbe stato opposto dal paziente al medico; b) il presupposto della domanda risarcitoria è costituito dalla scelta soggettiva del paziente, sicché la distribuzione del relativo onere va individuato in base al criterio della cd. “vicinanza della prova”; c) il discostamento della scelta del paziente dalla valutazione di necessità/opportunità dell’intervento operata dal medico costituisce eventualità non corrispondente all’”id quod plerumque accidit”. Tale prova potrà essere fornita con ogni mezzo, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza, le presunzioni, queste ultime fondate, in un rapporto di proporzionalità diretta, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessarietà dell’operazione, non potendosi configurare,“ipso facto”, un danno risarcibile con riferimento alla sola omessa informazione, attesa l’impredicabilità di danni “in re ipsa” nell’attuale sistema della responsabilità civile.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9887

Al fine di ottenere il risarcimento del danno da lesione del consenso informato, spetta al paziente provare che, se fosse stato correttamente informato, avrebbe rifiutato il trattamento medico. Non è quindi sufficiente allegare la mera omessa informazione, non trattandosi di un’ipotesi di danno in re ipsa.

Cassazione civile sez. III, 10/12/2019, n.32124

Fermo restando che secondo l’insegnamento della Corte non è ammissibile un consenso presunto, tacito o per facta concludentia, ciò nondimeno è possibile che del consenso rilasciato si dia la prova mediante indizi quando realmente, in un certo momento temporaneamente definito, c’è stata effettiva richiesta ed effettiva percezione dello stesso. Ne consegue che la sottoscrizione del modulo di consenso informato nello stesso giorno dell’intervento non inficia il corretto adempimento del relativo obbligo in capo ai medici curanti qualora il predetto documento scritto appaia l’approdo di un percorso che si era eseguito nei precedenti incontri con la paziente e nelle precedenti discussioni che precedettero la decisione di sottoporsi all’intervento.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28985

In tema di responsabilità sanitaria non può affermarsi una assoluta autonomia delle fattispecie illecite – per omessa informazione e per errata esecuzione del trattamento terapeutico – tale da escludere ogni interferenza delle stesse nella produzione del medesimo danno-conseguenza, bene essendo – invece – possibile che anche l’inadempimento della obbligazione avente a oggetto la corretta informazione sui rischi benefici della terapia venga a inserirsi tra i fattori concomitanti della stessa serie causale determinativa del pregiudizio alla salute, dovendo pertanto riconoscersi alla omissione informativa una astratta capacità plurioffensiva, in quanto potenzialmente idonea a ledere distinti interessi sostanziali, rispettivamente il diritto alla autodeterminazione e il diritto alla salute entrambi – quindi – suscettibili di reintegrazione risarcitoria, laddove sia fornita la prova che dalla lesione di ciascuno di tali diritto siano derivate conseguenze dannose.

Cassazione civile sez. III, 10/12/2019, n.32124

Posto che il consenso all’atto medico non può mai essere presunto o tacito, ma deve essere fornito espressamente dal paziente, anche se oralmente, dopo aver ricevuto un’adeguata informazione dai sanitari, è ammissibile che se ne dia la prova con mezzi diversi dalla dichiarazione scritta (nella specie, la Suprema corte ha confermato la sentenza di appello che aveva ritenuto idonea la sottoscrizione di un modulo di consenso informato, avvenuta la mattina stessa dell’intervento, ma che era stata tuttavia preceduta da incontri con la paziente, alla presenza anche di suo cognato medico, dipendente della medesima struttura ospedaliera).

Cassazione civile sez. III, 10/12/2019, n.32124

Il modulo di prestazione del consenso sottoscritto lo stesso giorno dell’intervento non inficia la conclusione del corretto adempimento del relativo obbligo dei medici curanti, qualora il documento scritto appaia come approdo di un percorso seguito in precedenti incontri e discussioni aventi ad oggetto la valutazione delle patologie preesistenti della paziente, la necessità di procedere all’intervento, i rischi ad esso connessi e le sue eventuali complicanze e possibili infezioni. Le aggiunte manoscritte riferite alla situazione della paziente rendono irrilevanti ai fini del giudizio di adeguatezza del consenso ulteriori rilievi sul contenuto del modulo.

Cassazione civile sez. III, 19/09/2019, n.23328

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo all’uopo idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non adeguata l’informazione fornita ad una paziente dapprima mediante consegna di un modulo prestampato dal contenuto generico in occasione del primo intervento chirurgico e poi, senza indicazione degli esatti termini della patologia determinatasi a causa di questo, delle concrete prospettive di superamento della medesima attraverso una serie di interventi successivi).

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16892

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, l’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico anche in ragione della diversità dei diritti – rispettivamente, all’autodeterminazione delle scelte ed all’integrità psicofisica – pregiudicati nelle due differenti ipotesi, con la conseguente configurazione di due diversi tipi di danno.

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16892

L’acquisizione da parte del medico del consenso informato costituisce prestazione altra e diversa da quella dell’intervento medico richiestogli, assumendo autonoma rilevanza ai fini dell’eventuale responsabilità risarcitoria in caso di mancata prestazione da parte del paziente.

Cassazione civile sez. I, 15/05/2019, n.12998

La l. 22 dicembre 2017, n. 219, recante norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, è priva di efficacia retroattiva e non si applica dunque alle manifestazioni di volontà relative ai trattamenti sanitari espresse in data anteriore all’entrata in vigore della legge (31 gennaio 2018), fatta salva l’ipotesi, prevista dall’art. 6 della legge, in cui la volontà del disponente sia stata manifestata in documenti depositati presso il comune di residenza o presso un notaio prima della stessa data; ne consegue che la legge nuova è inapplicabile alle direttive anticipate di trattamento terapeutico che siano state, come nella specie, formulate in sede di designazione anticipata dell’amministratore di sostegno ai sensi dell’art. 408, comma 1, c.c. prima dell’entrata in vigore della legge e che siano contenute in una scrittura privata personalmente conservata dall’interessato.

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10423

L’acquisizione del consenso informato del paziente da parte del sanitario costituisce prestazione altra e diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico, e costituisce autonoma fonte di responsabilità; pertanto, se viene lamentata la violazione al diritto all’autodeterminazione, l’esito dell’intervento e la sua necessarietà sono irrilevanti.

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10423

Il diritto al consenso informato del paziente, in quanto diritto irretrattabile della persona, va comunque e sempre rispettato dal sanitario, a meno che non ricorrano casi di urgenza, rinvenuti a seguito di un intervento concordato e programmato, per il quale sia stato richiesto ed ottenuto il consenso, e tali da porre in gravissimo pericolo la vita della persona – bene che riceve e si correda di una tutela primaria nella scala dei valori giuridici a fondamento dell’ordine giuridico e del vivere civile -, o si tratti di trattamento sanitario obbligatorio. Tale consenso è talmente inderogabile che non assume alcuna rilevanza, al fine di escluderlo, il fatto che l’intervento “absque pactis” sia stato effettuato in modo tecnicamente corretto, per la semplice ragione che, a causa del totale “deficit” di informazione, il paziente non è stato messo in condizione di assentire al trattamento, consumandosi nei suoi confronti, comunque, una lesione di quella dignità che connota l’esistenza nei momenti cruciali della sofferenza fisica e/o psichica.

Cassazione civile sez. III, 29/03/2019, n.8756

La correttezza o meno del trattamento sanitario non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell’illecito per violazione del consenso informato, in quanto è del tutto indifferente ai fini della configurazione della condotta omissiva dannosa e dell’ingiustizia del fatto, la quale sussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni.

Cassazione civile sez. VI, 06/03/2019, n.6449

Il principio del consenso informato all’atto medico chirurgico è desumibile dai principi generali dell’ordinamento giuridico, senza la necessità di una qualche previsione specifica. Ne consegue il diritto del paziente al risarcimento del danno, per mancanza di prova del consenso informato, anche rispetto a fattispecie verificatasi anteriormente all’entrata in vigore della l. n. 281/1998 e dell’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 1997, ratificata in Italia con l. n. 145/2001.

Cassazione civile sez. III, 17/01/2019, n.1043

Qualora l’attore abbia chiesto con l’atto di citazione il risarcimento del danno da colpa medica per errore nell’esecuzione di un intervento chirurgico (e, quindi, per la lesione del diritto alla salute), e domandi poi in corso di causa anche il risarcimento del danno derivato dall’inadempimento, da parte dello stesso medico, a dovere di informazione necessario per ottenere un consenso informato (inerente al diverso diritto alla autodeterminazione nel sottoporsi al trattamento terapeutico), si verifica una mutatio libelli e non una mera emendatio, in quanto nel processo viene introdotto un nuovo tema di indagine e di decisione, che altera l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della controversia, tanto da porre in essere una pretesa diversa da quella fatta valere in precedenza.

Cassazione civile sez. III, 04/12/2018, n.31234

Laddove, in assenza di adeguato consenso informato, sia eseguito secundum leges artis un intervento chirurgico, che il paziente, se edotto, avrebbe rifiutato, la lesione al diritto di autodeterminarsi costituirà oggetto di danno risarcibile tutte le volte in cui il soggetto abbia subìto le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse. Se, a fronte del corretto assolvimento degli obblighi informativi a carico del sanitario, il paziente avrebbe comunque assentito all’intervento, il risarcimento del danno all’autodeterminazione è da escludersi, difettando il nesso di causalità materiale tra la condotta del medico e il pregiudizio lamentato.

Cassazione civile sez. III, 29/11/2018, n.30852

Il giudice non può presumere che il paziente, poi deceduto, si sarebbe sottoposto all’intervento chirurgico anche se fosse stato prima e compiutamente informato dei rischi. Il paziente che si sottopone a intervento chirurgico, infatti, deve essere sempre messo al corrente dei possibili rischi derivanti dall’operazione, anche se sono minimi. A ricordarlo è la Cassazione in relazione alla richiesta di risarcimento del danno da mancata informazione promossa dall’erede di un paziente deceduto a seguito di un’operazione per una complicazione che rientrava tra le possibili cause di peggioramento.

Cassazione civile sez. III, 23/10/2018, n.26728

In tema di consenso informato, qualora risulti accertata, con riferimento alla sottoposizione di un coniuge ad un intervento, una situazione peggiorativa della salute incidente nella sfera sessuale, rientrante nel rischio dell’intervento, e peggiorativa della condizione del medesimo, sebbene non imputabile a cattiva esecuzione dello stesso, il coniuge che risente in via immediata e riflessa del danno, incidente nella sfera sessuale e relazionale della vita di coppia, collegato a detto peggioramento, ha diritto al risarcimento del danno, in quanto tale danno è conseguenza della condotta di violazione della regola del consenso informato in danno del coniuge, nei limiti di come è stato rilevato nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. III, 23/10/2018, n.26728

In tema di omessa acquisizione del consenso medico informato, la responsabilità grava non solo sul capo equipe esecutore dell’operazione ma anche sull’aiuto chirurgo, partecipante ad essa, che abbia in precedenza consigliato al paziente l’esecuzione dell’intervento, in quanto responsabile di non aver assicurato l’informazione dovuta nell’eseguire la propria prestazione consistente nel consigliare l’intervento.

Cassazione civile sez. III, 22/08/2018, n.20885

In tema di responsabilità professionale del medico, l’inadempimento dell’obbligo di informazione sussistente nei confronti del paziente può assumere rilievo a fini risarcitori – anche in assenza di un danno alla salute o in presenza di un danno alla salute non ricollegabile alla lesione del diritto all’informazione – a condizione che sia allegata e provata, da parte dell’attore, l’esistenza di pregiudizi non patrimoniali derivanti dalla violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione in sè considerato, sempre che essi superino la soglia minima di tollerabilità imposta dai doveri di solidarietà sociale e non siano futili, ovvero consistenti in meri disagi o fastidi.

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19199

In tema di responsabilità medica da violazione dell’obbligo di consenso informato, l’allegazione dei fatti dimostrativi dell’opzione “a monte” del paziente (ossia che, se debitamente informato, egli si sarebbe sottratto all’intervento chirurgico che ne ha determinato l’exitus) costituisce elemento integrante dell’onere della prova, a carico del danneggiato, della compatibilità eziologica tra l’omissione informativa e l’evento di danno alla salute.

Cassazione civile sez. I, 02/07/2018, n.17278

In tema di consenso al trattamento dei dati personali, la previsione dell’art. 23 del d.lgs. n. 196 del 2003, nello stabilire che il consenso è validamente prestato solo se espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, consente al gestore di un sito internet, il quale somministri un servizio fungibile cui l’utente possa rinunciare senza gravoso sacrificio (nella specie servizio di “newsletter” su tematiche legate alla finanza, al fisco, al diritto e al lavoro), di condizionare la fornitura del servizio al trattamento dei dati per finalità pubblicitarie, sempre che il consenso sia singolarmente ed inequivocabilmente prestato in riferimento a tale effetto, il che comporta altresì la necessità, almeno, dell’indicazione dei settori merceologici o dei servizi cui i messaggi pubblicitari saranno riferiti.

Cassazione civile sez. III, 28/06/2018, n.17022

In tema di responsabilità sanitaria, l’omessa acquisizione del consenso informato preventivo al trattamento sanitario – fuori dai casi in cui lo stesso debba essere praticato in via d’urgenza e il paziente non sia in grado di manifestare la propria volontà – determina la lesione in sé della libera determinazione del paziente, quale valore costituzionalmente protetto dagli artt. 32 e 13 Cost., quest’ultimo ricomprendente la libertà di decidere in ordine alla propria salute ed al proprio corpo, a prescindere quindi dalla presenza di conseguenze negative sul piano della salute, e dà luogo ad un danno non patrimoniale autonomamente risarcibile, ai sensi dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c.

Cassazione civile sez. III, 21/06/2018, n.16336

Il medico potrà essere chiamato a risarcire il danno alla salute laddove il paziente dimostri — anche tramite presunzioni — che, ove compiutamente informato, avrebbe rifiutato di sottoporsi all’intervento terapeutico. Affinché possa essere risarcito anche il danno all’autodeterminazione è necessario dar prova che il pregiudizio abbia varcato la soglia della gravità dell’offesa e, dunque, che il relativo diritto sia stato inciso oltre un certo livello minimo di tollerabilità, non essendo predicabile un danno in re ipsa.

Cassazione civile sez. III, 21/06/2018, n.16324

In tema di responsabilità sanitaria la dimostrazione dell’assolvimento dell’obbligo (di avere posto il paziente nelle condizioni) di prestare il consenso informato, che si qualifica quale obbligo contrattuale ex articolo 1218 del codice civile grava sulla struttura ospedaliera. La violazione di tale obbligo ha potenzialmente rilievo a prescindere dall’esito favorevole o meno della prestazione medica, in quanto in grado di incidere sulla capacità di autodeterminazione del paziente. La dimostrazione – invece – di un nesso causale tra la lesione del diritto di autodeterminazione e danno effettivamente subito, spetta al paziente, rientrando tale elemento tra gli oneri in capo all’attore qui dicet.

Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11749

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, laddove si alleghi che la violazione, da parte del medico, dell’obbligo di acquisire il consenso informato abbia determinato (anche) un danno alla salute, è onere del paziente dimostrare, anche per presunzioni, che, ove compiutamente informato, avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento; questa prova non è invece necessaria ai fini dell’autonoma risarcibilità del danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in sé considerato, ossia del danno-conseguenza rappresentato dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di se stesso, e che corrisponde allo sviluppo di circostanze connotate da normalità e all’”id quod plerumque accidit”, la cui risarcibilità non esige una specifica prova, ferme restando la possibilità di contestazione della controparte e quella del paziente di allegare e provare fatti a sé ancor più favorevoli, di cui intenda giovarsi ai fini risarcitori.

Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11749

In caso di violazione, da parte del medico chirurgo, dell’obbligo di acquisire il consenso informato, se si allega un danno alla salute, il paziente deve dimostrare, anche tramite presunzioni, che, ove debitamente informato, avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento, mentre una siffatta prova specifica non è necessaria ai fini dell’autonoma risarcibilità del danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, che corrisponde allo sviluppo di circostanze connotate da normalità e all’id quod plerumque accidit, salve la possibilità di contestazione della controparte e quella del paziente di allegare e provare fatti a sé ancor più favorevoli, di cui intenda giovarsi a fini risarcitori.

Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11749

Il consenso informato – inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico – si configura quale vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’articolo 2 della Costituzione che ne tutela e promuove i diritti fondamentali e negli articoli 13 e 32, comma 2, della Costituzione, i quali stabiliscono, rispettivamente, che la libertà personale è inviolabile, e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. L’obbligo del sanitario di acquisire il consenso informato del paziente costituisce legittimazione e fondamento del trattamento, atteso che, senza la preventiva acquisizione di tale consenso l’intervento del medico è – al di fuori nei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità – sicuramente illecito, anche quando è nell’interesse del paziente. L’obbligo ha per oggetto la informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento prospettato e in particolare la possibilità del verificarsi, in conseguenza dello stesso, di un aggravamento delle condizioni di salutate del paziente, onde porre questo ultimo in condizione di consentire consapevolmente al trattamento medesimo. Il medico – quindi – ha il dovere di informare il paziente in ordine alla natura dell’intervento, nonché in ordine alla portata dei possibili e probabili risultati conseguibili e delle implicazioni verificabili.

Cassazione civile sez. III, 04/05/2018, n.10608

La violazione del dovere del medico di informare preventivamente e chiaramente il paziente può comportare il danno alla salute, oppure il danno al diritto all’autodeterminazione. In particolare, nel caso di omessa informazione circa un intervento, necessario e correttamente eseguito, che non ha causato danno alla salute del paziente, il risarcimento del danno al diritto all’autodeterminazione, in via equitativa, è subordinato alla prova che il paziente abbia subìto le inaspettate conseguenze senza la necessaria consapevolezza; il danno deve superare il limite della normale tollerabilità. La prova del danno potrà essere fondata anche su presunzioni fondate, in un rapporto di proporzionalità inversa, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessarietà dell’operazione.

Cassazione penale sez. IV, 18/04/2018, n.31628

Non integra il reato di lesioni personali, né quello di violenza privata, la condotta del medico che sottoponga il paziente ad un trattamento terapeutico in relazione al quale non sia stato prestato il consenso informato, nel caso in cui questo, eseguito nel rispetto dei protocolli e delle leges artis, si sia concluso con esito fausto.

Cassazione penale sez. IV, 18/04/2018, n.31628

L’ambito dell’obbligo di garanzia gravante sul medico di pronto soccorso può in generale ritenersi definito dalle specifiche competenze che sono proprie di quella branca della medicina che si definisce medicina d’emergenza e d’urgenza. In tale ambito rientrano l’esecuzione di taluni accertamenti clinici, la decisione circa le cure da prestare e l’individuazione delle prestazioni specialistiche eventualmente necessarie. Delineata entro tale ambito la posizione di garanzia del medico del pronto soccorso, la mancata prestazione di presidi terapeutici fondamentali per la vita del paziente si configura come la negligenza, l’imperizia e l’imprudenza che integrano la colpa grave.

Cassazione civile sez. III, 27/03/2018, n.7516

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, se il paziente conosce perfettamente quale sia l’intervento cui si accinge ad essere sottoposto, con relative conseguenze, rischi e complicazioni, l’eventuale inadempimento, da parte del medico, dell’obbligo di informarlo è giuridicamente irrilevante, per l’inconcepibilità di un valido nesso di causa tra detto inadempimento e le conseguenze dannose del vulnus alla libertà di autodeterminazione.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2018, n.7248

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo all’uopo idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2018, n.7248

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

Cassazione penale sez. IV, 21/12/2017, n.2354

Ai fini dell’apprezzamento della condotta del sanitario, non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza del consenso del paziente, giacché la valutazione del comportamento del medico, sotto il profilo penale, quando si sia in ipotesi sostanziato in una condotta (vuoi omissiva, vuoi commissiva) dannosa per il paziente, non ammette un diverso apprezzamento a seconda che l’attività sia stata prestata con o in assenza di consenso informato da parte del paziente. L’obbligo di acquisire il consenso informato non integra, infatti, una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza, giacché l’acquisizione del consenso non è preordinata (in linea generale) a evitare fatti dannosi prevedibili (ed evitabili), ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole in relazione agli eventuali danni che possano derivare dalla scelta terapeutica in attuazione di una norma costituzionale (articolo 32, comma 2). In questa prospettiva, in un unico caso la mancata acquisizione del consenso potrebbe avere rilevanza come elemento della colpa: allorquando, la mancata sollecitazione di un consenso informato abbia finito con il determinare, mediatamente, l’impossibilità per il medico di conoscere le reali condizioni del paziente e di acquisire un’anamnesi completa (ciò che potrebbe verificarsi, esemplificando, in caso di mancata conoscenza di un’allergia a un determinato trattamento farmacologico o in quello di mancata conoscenza di altre specifiche situazioni del paziente che la sollecitazione al consenso avrebbe portato all’attenzione del medico). In questa evenienza, il mancato consenso rileverebbe non direttamente, ma come riflesso del superficiale approccio del medico all’acquisizione delle informazioni necessarie per il corretto approccio terapeutico.

Cassazione civile sez. III, 14/11/2017, n.26827

La risarcibilità del danno da lesione della salute che si verifichi per le imprevedibili conseguenze dell’atto terapeutico necessario e correttamente eseguito secundum legem artis, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, necessariamente presuppone l’accertamento che il paziente quel determinato intervento avrebbe rifiutato se fosse stato adeguatamente informato.

Cassazione civile sez. III, 05/07/2017, n.16503

Il paziente, che, dispiegando la relativa domanda risarcitoria, invochi l’incompletezza del consenso informato e, quindi, l’inadempimento del correlativo obbligo dei sanitari di rendere le informazioni necessarie per formarlo, allega implicitamente il danno a quella sua libera e consapevole autodeterminazione che, in base a quanto accade normalmente e per riferirsi la lesione ad un diritto personalissimo e relativo alla sfera interna del danneggiato (almeno quanto alla sofferenza ed alla contrazione della libertà di disporre di sé stesso, psichicamente e fisicamente patite dal paziente in ragione dello svolgimento sulla sua persona dell’esecuzione dell’intervento durante la sua esecuzione e nella relativa convalescenza), si ricollega quale conseguenza ineliminabile alla carenza di un quadro informativo completo e ben compreso o spiegato a chi dovrebbe valutarlo come base di una responsabile decisione. Sulla base di nozioni di comune esperienza può dirsi anche provato, essendo stato per implicito allegato attraverso la formulazione di una domanda siffatta, che con il danno-evento dell’esecuzione dell’intervento sanitario, seguito all’incompleta serie di informazioni, si sia prodotta quale danno-conseguenza, quanto meno, la lesione della libertà di autodeterminazione del paziente e la sofferenza ad essa connessa.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2017, n.5004

Non libera il professionista ginecologo della sua responsabilità per mancata formazione di un consenso informato il fatto che questi abbia individuato, tramite un particolare esame, la presenza di una alterazione cromosomica del feto ed abbia, così, indirizzato la paziente in gravidanza al centro di genetica per avere ulteriori informazioni sull’esito dell’esame, considerato che l’informazione dovuta deve essere comprensiva di tutti gli elementi per consentire alla paziente una scelta informata consapevole, sia volta alla interruzione, sia alla prosecuzione di una gravidanza il cui esito possa comportare delle problematicità da affrontare.

Cassazione civile sez. III, 20/05/2016, n.10414

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, impone che quest’ultimo fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili riguardanti le terapie che intende praticare o l’intervento chirurgico che intende eseguire, con le relative modalità ed eventuali conseguenze, sia pure infrequenti, col solo limite dei rischi imprevedibili, ovvero degli esiti anomali, al limite del fortuito, che non assumono rilievo secondo l’id quod plerumque accidit, in quanto, una volta realizzatisi, verrebbero comunque a interrompere il necessario nesso di casualità tra l’intervento e l’evento lesivo.

Cassazione civile sez. III, 20/05/2016, n.10414

L’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione altra e diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico, di talché l’errata esecuzione di quest’ultimo dà luogo ad un danno suscettibile di ulteriore e autonomo risarcimento rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche in ragione della diversità dei diritti – rispettivamente, all’autodeterminazione delle scelte terapeutiche ed all’integrità psico-fisica – pregiudicati nelle due differenti ipotesi.

Cassazione civile sez. III, 04/02/2016, n.2177

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo all’uopo idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non adeguata l’informazione sui rischi connessi ad un intervento di cheratomia radiale, fornita ad una paziente mediante consegna di un “depliant” redatto dallo stesso oculista, che peraltro non riportava l’eventuale regressione del “visus”, statisticamente conseguente ad un simile intervento, anche quando correttamente eseguito).

Tribunale sez. III – Busto Arsizio, 19/07/2023, n. 1103

Il patto di esonero preventivo dalla responsabilità per i danni conseguenti ad un paziente per l’attività imprudente, negligente o imperita svolta dal medico operante presso una struttura sanitaria deve ritenersi nullo per contrarietà all’ articolo 1229, co II, cc. Infatti, la tutela della salute rileva come “norma di ordine pubblico” e la trasgressione delle disposizioni dirette a salvaguardare il bene “salute” espone l’autore della violazione al risarcimento, a prescindere da qualsiasi patto preventivo di esclusione o di limitazione di responsabilità. Ciò in quanto, nell’ambito di operatività della richiamata disposizione, vanno senz’altro ricompresi gli obblighi riguardanti la salvaguardia dell’altrui integrità fisica o morale, con la conseguenza che siffatte clausole di esonero della responsabilità per i danni alla persona debbono ritenersi invalide (Nel caso di specie, relativo ad un’azione di risarcimento danni provocati da un intervento chirurgico di liposuzione all’addome, il giudice adito, nell’accogliere la domanda attorea, ha disatteso l’eccezione con la quale la società convenuta, titolare della clinica, aveva inteso neutralizzare la pretesa attorea opponendo all’attore le clausole di esonero di responsabilità per i danni conseguenti all’attività imprudente, negligente o imperita svolta dal medico operante presso la struttura sanitaria ed inserite nella modulistica deputata all’acquisizione del consenso informato al trattamento sanitario da parte del paziente).

Cassazione civile sez. III – 12/06/2023, n. 16633

In tema di responsabilità medica e risarcibilità del danno inferto sia alla salute sia al diritto all’autodeterminazione Nell’ambito della responsabilità medico-chirurgica, ai fini della risarcibilità del danno inferto sia alla salute (per inadempiente esecuzione della prestazione sanitaria), sia al diritto all’autodeterminazione (per violazione degli obblighi informativi) possono verificarsi distinte ipotesi: I) se ricorrono a) il consenso presunto (ossia può presumersi che, se correttamente informato, il paziente avrebbe comunque prestato il suo consenso), b) il danno iatrogeno (l’intervento ha determinato un peggioramento delle condizioni di salute preesistenti), c) la condotta inadempiente o colposa del medico, è risarcibile il solo danno alla salute del paziente, nella sua duplice componente relazionale e morale, conseguente alla non corretta esecuzione, inadempiente o colposa, della prestazione sanitaria; II) se ricorrono a) il dissenso presunto (ossia può presumersi che, se correttamente informato, il paziente avrebbe rifiutato di sottoporsi all’atto terapeutico), b) il danno iatrogeno (l’intervento ha determinato un peggioramento delle condizioni di salute preesistenti), c) la condotta inadempiente o colposa del medico nell’esecuzione della prestazione sanitaria, è risarcibile sia, per intero, il danno, biologico e morale, da lesione del diritto alla salute, sia il danno da lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, cioè le conseguenze dannose, diverse dal danno da lesione del diritto alla salute, allegate e provate (anche per presunzioni); III) se ricorrono sia il dissenso presunto, sia il danno iatrogeno, ma non la condotta inadempiente o colposa del medico nell’esecuzione della prestazione sanitaria (cioè, l’intervento è stato correttamente eseguito), è risarcibile la sola violazione del diritto all’autodeterminazione (sul piano puramente equitativo), mentre la lesione della salute – da considerarsi comunque in relazione causale con la condotta, poiché, in presenza di adeguata informazione, l’intervento non sarebbe stato eseguito – dev’essere valutata in relazione alla eventuale situazione “differenziale” tra il maggiore danno biologico conseguente all’intervento ed il preesistente stato patologico invalidante del soggetto; IV) se ricorre il consenso presunto (ossia può presumersi che, se correttamente informato, il paziente avrebbe comunque prestato il suo consenso) e non vi è alcun danno derivante dall’intervento, non è dovuto alcun risarcimento; V) se ricorrono il consenso presunto e il danno iatrogeno, ma non la condotta inadempiente o colposa del medico nell’esecuzione della prestazione sanitaria (cioè, l’intervento è stato correttamente eseguito), il danno da lesione del diritto, costituzionalmente tutelato, all’autodeterminazione è risarcibile qualora il paziente alleghi e provi che dalla omessa, inadeguata o insufficiente informazione gli siano comunque derivate conseguenze dannose, di natura non patrimoniale, diverse dal danno da lesione del diritto alla salute, in termini di sofferenza soggettiva e contrazione della libertà di disporre di se stesso, psichicamente e fisicamente. (Nella fattispecie, la S.C., in relazione ad un caso di asportazione di ernia discale con aggravamento della sintomatologia dolorosa causata da fibromi e aderenze cicatriziali, ha confermato la decisione di merito che, ravvisando un consenso presunto, aveva riconosciuto un risarcimento equitativo per la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente).

Cassazione civile sez. III – 12/06/2023, n. 16633

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso del paziente, oltre che informato ed esplicito, deve essere consapevole e completo, dovendo cioè riguardare tutti i rischi prevedibili, compreso quelli statisticamente meno probabili, con la sola esclusione di quelli assolutamente eccezionali o altamente improbabili; detto consenso, inoltre, deve coprire non solo l’intervento nel suo complesso, ma anche ogni singola fase di esso.

Tribunale sez. I – Pisa, 26/01/2023, n. 133

Il consenso informato consiste nell’accettazione, da parte del paziente, di iniziare o proseguire un determinato trattamento medico, sia che si tratti di una terapia o di un semplice esame diagnostico e contiene tutte le informazioni in merito al trattamento, ai rischi ed ai benefici dello stesso. Non è generico il modulo del consenso informato fatto sottoscrivere al paziente qualora lo stesso individua chiaramente rischi e benefici del trattamento medico: nel caso di specie, il modulo individuava chiaramente quale possibile complicanza specifica dell’intervento di tiroidectomia totale la lesione transitoria o definitiva dei nervi laringei che innervano le corde vocali, con conseguenti alterazioni della voce, possibile affaticabilità alla fonazione e possibili difficoltà respiratorie, con specificazione altresì della percentuale di rischio.

Tribunale sez. I – S.Maria Capua V., 17/10/2022, n. 3660

In tema di colpa medica, nell’ipotesi in cui con l’atto di citazione l’attore abbia avanzato richiesta di risarcimento del danno per errore nell’esecuzione di un intervento chirurgico, non può chiedere nel corso del giudizio altresì il risarcimento del danno derivato dall’inadempimento, da parte del medesimo medico, del dovere di informazione necessario per conseguire il consenso informato; in siffatta ipotesi si verifica una mutatio libelli e non una semplice emendatio, atteso che nel giudizio viene introdotto un nuovo tema d’indagine e di decisione che modifica l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della lite, tanto da realizzare una pretesa differente da quella fatta valere in precedenza

Cassazione penale sez. V – 10/10/2022, n. 4803

La cartella clinica redatta dal medico di una struttura sanitaria pubblica ha natura di atto pubblico munito di fede privilegiata con riferimento alla sua provenienza dal pubblico ufficiale e ai fatti da questi attestati come avvenuti in sua presenza. Pertanto, la natura di atto pubblico munito di fede privilegiata deve essere riconosciuta anche alla parte della cartella relativa al consenso informato, nella quale il medico attesta come avvenuto in sua presenza il fatto della manifestazione del consenso all’intervento espresso dal paziente.

Tribunale sez. lav. – Firenze, 06/07/2022,

Considerato che il d.l. 44/2021 si propone, con l’obbligo della vaccinazione per i sanitari, lo scopo di impedire la malattia e assicurare condizioni di sicurezza in ambito sanitario ma che, tuttavia, questo scopo appare irraggiungibile, in quanto il vaccino non evita la trasmissione del contagio, ed altresì tenuto conto che l’art. 32, comma 2, Cost. non appare in radice applicabile proprio per la mancanza di benefici della collettività , non essendo ammissibile sacrificare il singolo individuo per un interesse collettivo, vero o supposto, né , tantomeno, consente di sottoporlo a sperimentazioni mediche invasive della persona, senza il suo consenso libero e informato, è illegittimo il provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione disposto dall’Ordine degli psicologi.

T.A.R. Lazio sez. III – Roma, 23/06/2022, n. 8513

Qualora sussista un obbligo vaccinale, non è necessario che vi sia la prestazione di un consenso informato inteso in senso tecnico da parte del vaccinando, essendo necessario soltanto che il soggetto abbia ricevuto le più ampie informazioni possibili; deve infatti evidenziarsi come il consenso informato sia necessario, ma unicamente ai fini dell’autodeterminazione del soggetto che intenda volontariamente vaccinarsi.

Corte appello sez. I – Perugia, 16/05/2022, n. 233

Il diritto al consenso informato del paziente va comunque e sempre rispettato dal sanitario, a meno che non ricorrano casi di urgenza tali da porre in gravissimo pericolo la vita della persona ovvero si tratti di trattamento sanitario obbligatorio; ne consegue che, in difetto di un pericolo imminente ed attuale di un danno grave alla persona, al sanitario è fatto divieto di attuare una condotta che interferisca con la libertà di autodeterminazione del paziente.


NOTE

[1]“la libertà personale è inviolabile” (Art. 13 Cost.)

[2]“nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (Art. 32 Cost.)

[3] Cassazione civile sez. III – 12/06/2023, n. 16633

“Il consenso del paziente deve essere, oltre che informato, consapevole, completo, globale ed esplicito. Un danno risarcibile da lesione del diritto all’autodeterminazione è predicabile se e solo se, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute, in termini di sofferenza soggettiva e contrazione della libertà di disporre di se stesso, psichicamente e fisicamente, da allegarsi specificamente e da provarsi concretamente, sia pure a mezzo di presunzioni. Il paziente va risarcito anche qualora non provi che avrebbe rifiutato l’operazione se fosse stato informato dei rischi della stessa”.

[4] Cassazione civile sez. III – 12/06/2023, n. 16633

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso del paziente, oltre che informato ed esplicito, deve essere consapevole e completo, dovendo cioè riguardare tutti i rischi prevedibili, compreso quelli statisticamente meno probabili, con la sola esclusione di quelli assolutamente eccezionali o altamente improbabili; detto consenso, inoltre, deve coprire non solo l’intervento nel suo complesso, ma anche ogni singola fase di esso.

[5] Cass, III, 27751/2013  “L’obbligo di informazione, che deve essere particolarmente dettagliato al fine di garantire lo scrupoloso rispetto del diritto di autodeterminazione del paziente”

[6] Cass, III, 27751/2013 “non è consentito rimettere all’apprezzamento del sanitario, in forza di un mero calcolo statistico, la valutazione se rendere il paziente edotto o meno dei rischi, anche ridotti, che possano incidere sulle sue condizioni fisiche o, addirittura, sul bene supremo della vita. Infatti, deve essere riservata al paziente, unico titolare del bene che è oggetto di pericolo per effetto del trattamento operatorio, ogni valutazione comparativa del bilancio rischi-vantaggi, specialmente quando il male da estirpare non sia particolarmente grave, l’intervento operatorio non sia particolarmente urgente, ed i rischi connessi ad esso siano presenti anche se statisticamente eccezionali e di scarso rilievo “.

[7] Cassazione civile sez. III – 12/06/2023, n. 16633

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso del paziente, oltre che informato ed esplicito, deve essere consapevole e completo, dovendo cioè riguardare tutti i rischi prevedibili, compreso quelli statisticamente meno probabili, con la sola esclusione di quelli assolutamente eccezionali o altamente improbabili; detto consenso, inoltre, deve coprire non solo l’intervento nel suo complesso, ma anche ogni singola fase di esso.

[8] Cass., Sez. 3, 11.12.2013 n. 27751: “L’obbligo di informazione, che deve essere particolarmente dettagliato al fine di garantire lo scrupoloso rispetto del diritto di autodeterminazione del paziente, non si estende ai soli rischi imprevedibili, ovvero agli esiti anomali, al limite del fortuito, che non assumono rilievo secondo l’id quod plerumque accidit, in quanto, una volta realizzatisi, verrebbero comunque ad interrompere il necessario nesso di casualità tra l’intervento chirurgico e l’evento lesivo”.

[9] La Suprema Corte è pervenuta quindi a correttamente concludere: “Nella specie non sfugge alla Corte che il modulo di prestazione del consenso è datato (OMISSIS), ovvero lo stesso giorno dell’intervento che fu il primo eseguito in quel giorno, come pure è pacifico in causa, proprio per scongiurare il pericolo di infezioni, ma ciò non inficia la conclusione sopra esposta in merito al corretto adempimento anche del relativo obbligo dei medici curanti. Infatti, come ritenuto dal primo giudice, è stata confermata la partecipazione del Dott. G., cognato di F. e medico chirurgo direttore dell'(OMISSIS), alle discussioni che precedettero la decisione della paziente d sottoporsi all’intervento e dunque… il documento scritto appare l’approdo di un percorso che si era seguito nei precedenti incontri e nelle precedenti discussioni”.

[10] Tribunale sez. II – Modena, 24.05.2022, n. 668

La struttura sanitaria ed il medico hanno l’obbligo di fornire al paziente, ai fini della sua libera e consapevole autodeterminazione, un’informazione completa ed esaustiva sul trattamento sanitario cui viene sottoposto e sulle sue prevedibili conseguenze: l’intervento eseguito in mancanza di consenso informato è da considerarsi illecito. A fronte della contestazione del paziente di non aver ricevuto la detta informativa è onere della struttura e del medico provare l’adempimento dell’obbligazione, in mancanza della quale la domanda di risarcimento danni potrà essere accolta e ricomprendere tanto il danno biologico derivante ad un intervento inesattamente eseguito, quanto altri e diversi danni di natura non patrimoniale o di natura patrimoniale.

[11] L’Italia ha recepito la Convenzione di Oviedo nel proprio ordinamento con la legge di ratifica 28 Marzo 2001 n.145, secondo la quale Art. 1: “Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, nonché il Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168 sul “divieto di clonazione di esseri umani”.

[12] Cfr. amplius F. Gazzoni, Manuale di diritto privato, XVII edizione aggiornata, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 2015, p. 866.

[13] Cfr. Amplius G. Chinè, M. Fratini, A. Zoppini, Manuale di diritto civile, IX edizione 2017/2918, Nel diritto editore, Molfetta (BA), 2017, p. 2182.

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